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Casalmaggiore International Festival, i giovani talenti con le star della musica classica

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Casalmaggiore È stato nel segno del Trio Kobalt – radici finalmente italiane, addirittura per un terzo casalasche, nel pianoforte di Riccardo Ronda, e un gusto prezioso, condiviso con Irenè Fiorito e Lorenzo Guida, per un fare musica sorvegliato, intimamente coraggioso, attento ad ogni impercettibile segnale del testo – che, lo scorso 24 agosto, nella cornice di Palazzo Melzi, il Casalmaggiore International Festival ha salutato la sua edizione numero 27. Una serata a suggello di tre settimane culminate, la sera precedente, nel concerto di gala degli allievi delle master class coordinate da Anne Shih. “Una maratona da annoverare negli sport estremi”, ha dichiarato scherzosamente il Presidente degli Amici del Festival Angelo Porzani, soddisfatto ma comprensibilmente provato dalle fatiche di una macchina organizzativa impervia per le sole forze di uno sparuto numero di volontari. Rimane l’orgoglio di aver offerto al territorio una fitta sequenza di occasioni di ascolto musicale: i quotidiani saggi con i giovani studenti (provenienti quasi esclusivamente da Estremo Oriente e Canada), ma anche alcune serate baciate dall’approdo di nomi come Enrico Pace e Sung-Won Yang, presenze irrinunciabili dal 2014, e il Kuss Quartet, straordinari nell’accendere l’Ottetto di Mendelssohn insieme ai quattro archi dell’Indaco. In generale, in questo 2025, tanti gli ospiti, da Christian Markle ai quartetti Abel e Borealis; soprattutto, tanti ex allievi, oggi guest stars della rassegna, come William Wei, Agnes Langer, Yena Lee. Negli anni scorsi, erano loro che scoccavano i dardi di un talento colmo di promesse. Oggi sono loro le stelle di un cielo nel quale non sembrano, ahinoi, affacciarsi astri nuovi. Assente, o quasi, dagli impaginati il pianoforte (orfano, o quasi, anche di Maestri, tra i docenti). E senza pianoforte, il camerismo perde almeno metà del suo orizzonte. La restante parte era qui affidata alla titanica resilienza di Uram Kim, Shenzi Lieng e Dianna Neufeld, chiamati ad accompagnare, uni e trini, un’ubriacante sequenza di pagine, dai capisaldi della letteratura alle improbabili riduzioni di concerti per arco solista e orchestra. Un Festival dal potenziale enorme che, nella storia, ha visto passare, ancora da sbozzolare, alcuni protagonisti di spicco dell’attuale scena internazionale. Un vivaio che, lo diciamo con tristezza, da tempo manca. Dove ci siamo persi?