MARCARIA Contro la realizzazione dell’impianto fotovoltaico nella frazione di Campitello, è nato ufficialmente un comitato. Il “no”, forte e chiaro, arriva dai cittadini, contrari alla realizzazione di un maxi impianto fotovoltaico a terra che dovrebbe occupare circa 150mila metri quadri e che, come da progetto, dovrebbe sorgere in prossimità di un quartiere residenziale, a ridosso delle abitazioni.
La posizione del comitato segue quella dell’amministrazione comunale, anch’essa sfavorevole al progetto. In una riunione di alcune settimane fa, il sindaco Carlo Alberto Malatesta aveva esposto, in sintonia con i cittadini, quelle che sono ritenute le criticità: eccessiva vicinanza alle abitazioni, perdita di suolo agricolo e necessità di preservare aree utili per un futuro sviluppo artigianale o residenziale di Campitello. Il terreno sul quale dovrebbero essere installati i pannelli, infatti, è oggi un’area coltivata e rappresenta a tutti gli effetti un patrimonio per l’economia agricola locale e per l’identità rurale del territorio. Secondo i cittadini, oltre alla questione visiva, comunque rilevante, c’è quella legata alla salute e alla sicurezza.
In base agli studi tecnico-scientifici raccolti dal comitato, un impianto di tali dimensioni comporterebbe un peggioramento della qualità della vita causato da diverse criticità: aumento della temperatura locale, alterazione microclimatica, rumore continuo dei dispositivi elettronici di potenza, potente illuminazione artificiale notturna, uso di sostanze chimiche per la manutenzione, rischio di incendi per cortocircuiti.
Non meno importante è la questione dello smaltimento: “Cosa ne sarà dell’impianto – si chiedono dal comitato – tra 20 o 30 anni, quando i pannelli saranno da smaltire?”. Il rischio concreto, secondo il gruppo, è di ritrovarsi con un sito industriale abbandonato e inquinante. «Non siamo contro le energie rinnovabili – spiegano i membri -, ma diciamo no a decisioni imposte senza rispetto per chi vive e lavora qui. Serve buonsenso. La transizione ecologica deve essere fatta con la collaborazione dei cittadini, e nel rispetto dell’ambiente».
A tal proposito, il comitato propone soluzioni alternative: utilizzare aree dismesse, zone abbandonate o comunque spazi lontani dalle abitazioni. «Questa non è una protesta ideologica – concludono – ma un’iniziativa concreta per difendere il nostro paese, la nostra salute, e la nostra agricoltura. Qui ci sono persone che amano la propria terra e non intendono arrendersi in silenzio». La campagna di sensibilizzazione partirà a breve attraverso una raccolta firme a sostegno del “no”.








































