MANTOVA È morto nel reparto di terapia intensiva del Poma dove era ricoverato da alcuni giorni e la diagnosi ha subito fatto scattare l’allarme. Un indiano poco più che 40enne è stato stroncato dalla tubercolosi (Tbc). Immediatamente sono scattati gli accertamenti sulle persone con cui l’indiano, che abitava a Goito, era a contatto. Il decesso risale alla serata di domenica e già ieri sono stati eseguiti i prelievi di sangue sulle persone con cui il 40enne abitava e con cui era in più stretto contatto. L’ultima volta che il 40enne era stato in India, dove vivono i suoi famigliari, compresa la moglie e i figli, risale a circa un anno e mezzo fa, e non è quindi da escludere che abbia contratto l’infezione in patria. Attualmente la situazione sarebbe sotto controllo, ma resta comunque alta la soglia di attenzione relativa ai rischi di contagio e diffusione dell’infezione. Il feretro con la salma del 40enne è stato subito chiuso ermeticamente come ai tempi del Covid, perché di fatto i rischi di contagio sono più o meno gli stessi, e per il momento resta nelle sale mortuarie del Poma. La trasmissione di questa malattia, quasi dimenticata ma ancora ben presente, può avvenire solamente da persone con tubercolosi attiva, e può essere difficile da diagnosticare, soprattutto a causa della difficoltà di coltivare questo organismo a lenta crescita in laboratorio. Secondo l’Oms circa annualmente 8 milioni di persone si ammalano di tubercolosi e 2 milioni muoiono a causa della malattia in tutto il mondo. L’India, paese di provenienza della vittima mantovana, ha il più elevato numero di infezioni, con oltre 1,8 milioni di casi.




































