MANTOVA Nonostante negli ultimi anni il commercio elettronico abbia mostrato tassi di crescita più che doppi rispetto a quelli dei piccoli negozi di prossimità, i dati più recenti indicano che circa il 90% circa delle vendite al dettaglio di prodotti continua a svolgersi presso le attività commerciali fisiche. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia. Nel 2024, infatti, la penetrazione del commercio elettronico sul totale retail (online più offline) è stata del 13%; quota che è salita al 17 per cento nelle vendite dei servizi e scesa all’11% in quello dei prodotti. In termini di valore economico si stima che l’anno scorso gli acquisti e-commerce B2C1 abbiano toccato i 58,8 miliardi di euro, 38, 2 miliardi per gli acquisti di prodotti e 20,6 per quello di servizi. In altre parole, se il commercio online sta aumentando la sua quota di mercato, i negozi tradizionali, seppur in difficoltà, continuano comunque a generare la maggior parte del fatturato delle vendite al dettaglio a beneficio dell’occupazione, del tessuto urbano e della qualità della vita. In questa ottica, dunque, la crisi dei piccoli negozi è da imputare ad altro che all’e-commerce, e affonda le sue radici in tempi meno recenti. Nel dossier dal titolo Demografia d’impresa nelle città italiane, realizzato dall’Ufficio Studi di Confcommercio in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, esce una Lombardia più povera di esercizi commerciali al dettaglio. Tra il 2012 e il 2024 la regione ha perso il 24% di attività con una sede fisica. La provincia di Mantova nei 12 anni presi in esame dal dossier ha perso il 26% di piccole attività, piazzandosi al 34° posto in Italia. Italia che è al penultimo posto in Europa per acquisti online. Infatti, secondo gli ultimi dati Eurostat riferiti al 2024, il 53,6% degli italiani ha realizzato un acquisto online di beni o servizi. Solo la Bulgaria presenta una quota di persone sul totale nazionale inferiore alla nostra. La media europea ha toccato il 71,8%, con punte del 90,8 in Danimarca, del 94 nei Paesi Bassi e del 94,7 in Irlanda. Rispetto a 10 anni prima, la variazione in Italia è stata del +31,3%, contro una media Ue a 27 del +25,6% .






































