MANTOVA Lo scorso sabato 14 marzo era salito sul ring a Viadana per un torneo del circuito della federazione della Lombardia. Venerdì scorso 20 marzo è morto all’ospedale di Mantova, dove era ricoverato da sei giorni per un trauma cranico. Se il decesso di Kristjan Cekaj può essere riconducibile a un trauma subito durante il suo ultimo incontro lo dovrà stabilire il medico legale che martedì scorso ha eseguito l’autopsia sulla salma del pugile dilettante. Dalle prime indiscrezioni riguardo all’esito dell’esame autoptico, eseguito dal dottor Dario Raniero dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Verona, sembrerebbe confermata la diagnosi per la quale l’atleta era stato ricoverato al Poma una settimana prima, ovvero un decesso a seguito di un trauma cranico. Il perito ha comunque una sessantina di giorni di tempo per consegnare una relazione definitiva alla procura di Mantova, che ha aperto un fascicolo d’indagine per omicidio colposo, mentre il sostituto procuratore Gianlorenzo Franceschini ha rilasciato il nulla osta per la sepoltura del giovane sportivo. Kristjan Cekaj aveva 28 anni, originario dell’Albania abitava nel Milanese. Era iscritto alla Federazione Pugilistica Italiana Comitato Regionale Lombardia come atleta dilettante con qualifica Elite per la categoria 70 chilogrammi. «Non so come siano andate le cose – spiega Bruno Falavigna dell’Associazione Dilettantistica Boxe Mantova -, perché non ero presente a quell’incontro che rientrava in un torneo regionale per la categoria 75 chilogrammi. Ho saputo il lunedì seguente che era successo qualcosa a un atleta e che era finito in ospedale. Poi sabato scorso la Federazione ha emanato un comunicato in cui veniva chiesto di osservare un minuto di raccoglimento prima degli incontri per ricordare questo ragazzo. Sono rimasto molto traumatizzato da questa tragica notizia – prosegue Falavigna -. Sono eventi imprevedibili e inspiegabili, visto che tutti gli atleti hanno certificata l’idoneità all’attività agonistica del pugilato». A fornire una spiegazione dell’accaduto ora tocca alle indagini, peraltro già avviate, dalla procura di Mantova.








































