MANTOVA Sala degli Stemmi di Mantova al colmo della capienza, nella serata di martedì 1° aprile, in occasione dell’incontro “Costruire la parità – Verso un Bilancio di Genere”, promosso dal candidato sindaco Andrea Murari. Murari ha introdotto e chiuso il confronto tra Camilla Federici, esperta di politiche di genere, diversità e inclusione, Elena Bonetti, ministro per Pari Opportunità e la Famiglia nei Governi Conte e Draghi, Mariasole Bannò, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Brescia, Caterina Bonetti, assessoredel Comune di Parma, e Marina Della Giovanna, assessore del Comune di Cremona. L’articolo 3 della Costituzione sancisce che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. “Per calarlo nel contesto dell’amministrazione cittadina – ha esordito Murari – è necessario favorire con scelte concrete lo sviluppo della persona, valore basilare, e anche liberare lo straordinario potenziale femminile a favore dell’organizzazione politica, economica e sociale. Il Bilancio di Genere in tal senso, è uno strumento concreto su cui far affidamento per favorire una vera parità di genere, condizione necessaria per fare di Mantova città competitiva nell’attrarre nuove famiglie, a fronte dell’inverno demografico che si sta profilando”. La parola è andata quindi a Elena Bonetti che, in collegamento da Roma, ha ribadito l’importanza d’intervenire sulla situazione attuale che non risponde pienamente né al principio costituzionale di uguaglianza né all’invito all’attivazione di ogni sforzo per il benessere della collettività”: “il cambio di paradigma attivato con il Governo Draghi prevede che non si parli più solo di servizi da garantire alle donne, alla luce dell’asimmetria sul carico circa la cura, ma anche di investimenti contro una criticità, una fragilità che l’Italia sconta, cioè il femminile inespresso nel lavoro, nella leadership, nella guida del Paese. Serve uno strumento che assuma questa strategia nazionale e la traduca in azioni misurabili anche a livello comunale. Attivare un tavolo tra università, imprese e Comune – ha concluso – credo sia la strategia migliore che Mantova può mettere in atto a Mantova”. Camilla Federici, esperta di politiche di genere, ha quindi descritto il Bilancio di Genere. “Uno strumento strategico che – ha detto – ha l’obiettivo specifico di intercettare le disparità di genere che ancora purtroppo insistono in moltissimi ambienti: da quelli di lavoro ai territori, alle collettività, alle comunità. Uno strumento che va nella direzione di costruire la parità di genere come percorso e processo strategico, ponendosi al servizio delle amministrazioni”. Federici ha forniti due dati di contesto: 123 anni è il gender gap aggiornato al giugno scorso e le discriminazioni di genere riguardano il 50% della popolazione mondiale e con ciò rappresentano la più grande discriminazione della storia dell’umanità. Si è quindi entrato nello specifico delle testimonianze offerte dalle rappresentanti di 3 Comuni che hanno già introdotto il Bilancio di Genere, esperienze diverse per un comune esito di grande apprezzamento per lo strumento e le sue potenzialità. “Brescia – ha spiegato Mariasole Bannò – ha da poco redatto e presentato il suo primo Bilancio di Genere, relativo al 2023/24, e ora siamo operativi: prevediamo la realizzazione di tavoli con gli stakeholder del territorio per una rilettura ragionata e condivisa e portare avanti le buone pratiche che scaturiranno dal confronto”.
Caterina Bonetti ha raccontato di come il Bilancio di Genere a Parma abbia “portato a una approfondita riflessione su ciò che ancora mancava”: “abbiamo realizzato – ha proseguito – un atlante di genere della città, una mappatura puntuale delle politiche di genere in città, studiando le criticità per fare sempre meglio e rendere il futuro davvero più in clusivo”. Dal canto suo, Marina Della Giovanna ha spiegato: “A Cremona siamo nelle fasi iniziali del percorso, quelle della raccolta dati e della formazione del personale che deve capire l’importanza di questo strumento che, strategico nel rilevare la non neutralità rispetto al genere nell’allocazione delle risorse, sollecita a cambiare approccio e richiede di acquisire le competenze necessarie a mantenerlo aggiornato nel tempo”. Murari ha chiuso l’incontro impegnandosi a mettere nel programma elettorale il Bilancio di Genere: “Come sempre quando si comincia la paura più grande è quella del cambiamento – ha detto -. Ma qui a Mantova abbiamo capito che è ben più pericoloso l’immobilismo. Immobilismo che in questi ultimi 10 anni con ostinazione non abbiamo mai accettato”.








































