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“Endometriosi, diagnosi dopo 8-10 anni: alla Camera l’allarme della dottoressa Menni sulle ‘malattie invisibili’”

La diagnosi dell’endometriosi arriva ancora troppo tardi. In media dopo 8-10 anni dai primi sintomi. Un ritardo che pesa sulla qualità della vita di milioni di donne e che nasce da diversi fattori, tra cui la complessità clinica della malattia e un radicato bias culturale che considera “normale” il dolore durante il ciclo mestruale. È questo uno dei messaggi centrali portati dalla dottoressa Katiuscia Menni, responsabile di Radiologia del Gruppo Mantova Salus e tra le maggiori esperte nazionali nel riconoscimento dell’endometriosi tramite risonanza magnetica, intervenuta al convegno “Dolore invisibile, impatto reale: Piano nazionale per le malattie invisibili”, ospitato giovedì 7 maggio alla Camera dei Deputati.

L’iniziativa ha acceso i riflettori su quelle patologie spesso difficili da diagnosticare e ancora prive di percorsi uniformi di presa in carico: endometriosi, adenomiosi, dolore pelvico cronico, neuropatia del pudendo, fibromialgia, vulvodinia, cistite ricorrente e diastasi addominale. Malattie che coinvolgono milioni di persone, con un impatto profondo sulla vita quotidiana, sul lavoro, sulle relazioni e sulla salute psicologica.

Nel corso della sessione clinico-scientifica dedicata alle “malattie invisibili maschili e femminili”, la dottoressa Menni ha affrontato il tema del ritardo diagnostico nell’endometriosi e nell’adenomiosi attraverso la risonanza magnetica. L’endometriosi colpisce circa il 10% – 15% delle donne tra i 15 e i 50 anni: in Italia si stimano circa tre milioni di pazienti. Eppure, nonostante la diffusione della patologia, molte donne affrontano anni di sofferenza prima di ottenere una diagnosi corretta.

“La sofferenza durante il ciclo non deve essere considerata normale”, ha sottolineato Menni, evidenziando come il ritardo non dipenda soltanto dalla variabilità dei sintomi e dalla difficoltà di identificare con precisione la malattia, ma anche da una sottovalutazione culturale del dolore femminile. Un aspetto che contribuisce a ritardare l’accesso agli esami e alle cure.

La specialista ha inoltre ricordato il ruolo fondamentale della risonanza magnetica nel riconoscimento delle forme più complesse della malattia, ambito nel quale rappresenta un punto di riferimento nazionale. In conclusione del suo intervento, Menni ha ribadito la necessità di investire sia nell’informazione rivolta alle pazienti sia nella formazione dei medici, per migliorare la capacità di individuare precocemente la patologia e costruire percorsi di cura più efficaci. Il convegno, moderato dal professor Aldo Morrone, ha riunito clinici, istituzioni, associazioni e pazienti in un confronto volto a promuovere maggiore attenzione sanitaria, sociale e politica verso malattie che, ancora oggi, troppo spesso restano invisibili.