MANTOVA Anni di botte, soprusi, minacce e vessazioni varie nonché, addirittura, reiterati episodi di abusi sessuali. Uno scenario inquietante questo, e in tale fase ancora del tutto ipotetico, constato di violenze in serie perpetrate in un ambito familiare connotato da degrado e desolazione, che vedrebbe vittime due minorenni italiane, all’epoca dei fatti bambine di età compresa tra i cinque e i nove anni. Una vicenda alquanto delicata, ancora in fase di indagini preliminari, e venuta a galla nella primavera di un anno fa a seguito di segnalazione dei nuovi genitori affidatari delle bimbe tramite i servizi sociali.
Segnatamente infatti a finire sotto accusa. sulla scorta di un ampio, gravissimo, ventaglio di contestazione, sarebbero complessivamente sei persone, tre uomini e tre donne, tutte facenti parte di un unico, grande nucleo familiare allargato e comprensivo altresì, oltre al padre e alla madre naturali delle presunte vittime a cui le stesse erano state poco prima tolte a fronte di conclamate ed evidenti carenze di entrambi ad esercitare la potestà genitoriale, ad altri parenti tra cui pure l’ex compagno della mamma biologica. Stando infatti al quadro inquirente tra il 2016 e il 2020 non si sarebbero contati gli episodi, tutti in ambito domestico, tra maltrattamenti e violenze sessuali. In particolare le piccole, oggi una in età adolescenziale e l’altra preadolescente, sarebbero state nel tempo fatte oggetto in modo mirato e continuo dai propri congiunti di morbose attenzioni a carattere sessuale tra palpeggiamenti, toccamenti, atti di masturbazione o rapporti orali. Inoltre, sempre secondo quanto appurato in fase investigativa, in molteplici occasioni sarebbero state obbligate a guardare video e filmati a contenuto pornografico, quale agghiacciante sorta di lezione di sesso teorica preventiva a quella pratica.
Ma la questione, benché già così di per sé miserevole seppur presuntiva, si sarebbe estesa ad altre condotte criminose, tra cui anche un ipotetico caso di accattonaggio cui le due parti offese sarebbero state costrette a sottomettersi. Infine, oltre alle quotidiane percosse, vi sarebbero stati anche episodi di minaccia previo utilizzo di coltelli o altre armi (non solo bianche), queste ultime verosimilmente rinvenute in fase di perquisizione domiciliare nell’abitazione dai sei condivisa. A scoprire il vaso sarebbero state infine le confidenze, circa tale paventato incubo da loro vissuto e subito in silenzio per anni, fatte dalle bambine ai nuovi genitori adottivi. Da lì sarebbe così scattata la segnalazione dapprima agli assistenti sociali, che già in precedenza si erano occupati del caso, e poi alle forze dell’ordine. Ieri, in sede di incidente probatorio innanzi al giudice per le indagini preliminari di via Poma, si è quindi tenuta l’audizione protetta delle parti offese, già ritenute capaci a testimoniare sulla scorta di una perizia psicologica circa l’attendibilità delle dichiarazioni fatte dalle stesse al tempo. Al termine della seduta camerale il gip ha quindi riconsegnato gli atti al Pm a cui ora spetterà la decisione sulla chiusura delle indagini.































