Mantova Parole e musica. Un connubio perfetto se la firma è quella di Vasco Brondi, accolto con grande entusiasmo a Palazzo San Sebastiano. Con lui il giornalista Luca Misculin. Il cantautore ferrarese ha accompagnato il suo ultimo disco “Un segno di vita” con un libro “Un segno di vita. Piccolo manuale di pop impopolare”. “È una sorta di diario di viaggio, un modo di mettere in ordine le idee mentre faccio un disco”, ha raccontato Brondi, “i dischi somigliano ai film, si lavora con diverse persone, e io sono una sorta di regista”. Il rapporto con la scrittura è nato per caso. “All’inizio è stato un approccio completamente improvvisato”, ha ammesso l’artista-scrittore, “per me la cosa più importante era smettere di lavorare al bar dove stavo da quando avevo 17 anni. Però non c’è mai stato un confine specifico tra suonare e scrivere”. Anche la scintilla tra comporre e scrivere scatta in maniera differente. “Con la musica non so quando arriva l’ispirazione e non la forzo mai. Con la scrittura è diverso. Mi metto a scrivania e butto giù pensieri. La scrittura è più un atto della volontà”, ha svelato Brondi. Nel libro si parla tanto di Milano. “Frequento il capoluogo lombardo dal 2007 però non l’ho mai sentita casa”, ha proseguito Brando, “mi interessano gli incontri che avvengono lì. È un luogo dove si riescono a realizzare i progetti con tanta fatica e circondati da persone con il coltello tra i denti. Mi è capitato di sentirmi molto solo in città anche se è stata parecchio generosa con me, a cominciare dal pubblico ai concerti. Il vantaggio è che a un’ora di distanza si raggiungono posti con una natura che non conosce l’overtourism”. La chiacchierata passa poi all’attualità mondiale. “Il momento che stiamo vivendo non permette di girarci dall’altra parte”, ha dichiarato Brondi, “mi piace pensare al buddismo. È una filosofia orientata agli altri. Occorre provare a essere l’opposto di quello che non ci piace. Dobbiamo guardare in faccia l’inferno e coltivare tutto ciò che non è questo inferno per spegnere gli incendi”. Il mondo dell’informazione non approfondisce più.
Tiziana Pikler





































