Perché Sanremo è a Sanremo. Una storia lunga 70 anni

SANREMO Contrariamente a quello che si possa pensare il Festival della Canzone Italiana non nasce nella città ligure nel 1951, ma a Viareggio nell’estate del 1948 per allietare i villeggianti. Due sono le edizioni estive toscane. Nel 1950 si interruppe la manifestazione per mancanza dei fondi economici. La direzione del Casinò di Sanremo, nel periodo invernale, voleva offrire un evento ai turisti e giocatori in “bassa stagione”, quindi decise di ripescare l’idea di una manifestazione canora con a campo Cinico Angelini e la sua orchestra e tre cantanti già famosi alla radio come il Duo Fasano, Nilla Pizzi e il mantovano Achille Togliani (nato a Pomponesco nel 1924). Pertanto riparte la numerazione, al primo Festival della Canzone Italiana erano in gara le canzoni e non importava chi la cantasse. Tutti i testi delle canzoni scritte erano su tempi musicali ballabili come valzer, tango, beguine. Questo perché, successivamente le orchestre sparse per la penisola potessero proporre per il carnevale nuove canzoni ballabili con i brani dell’ultimo Festival. Nella prima edizione presentata da Nunzio Filogamo 20 erano le canzoni partecipanti. Votavano i presenti nel Salone delle Feste, tra una pietanza e una coppa di champagne, decretando la canzone vincitrice. Vinse Nilla Pizzi con “Grazie dei Fior”. L’anno successivo iniziarono le prime polemiche collegate alla manifestazione, infatti gli altri cantanti si lamentarono con il maestro Angelini poichè le canzoni più belle erano affidate alla fidanzata, Nilla Pizzi. Infatti in quella edizione la cantante si piazzò prima, seconda e terza. Negli anni cinquanta le canzoni erano perlopiù dedicate alle mamme, agli scarponi alla rima cuore, amore e fiore. Poi nel 1958 due giovani sconosciuti presentarono una canzone, “Nel blu dipinto di blu”. I due autori erano Domenico Modugno e il natio mantovano Francesco “Franco” Migliacci. Ispirata da un quadro di Chagall, Migliacci scrisse “mi dipingevo le mani e la faccia di blu”. Tutti i cantanti si rifiutarono di cantarla perché era così fuori dagli schemi del repertorio dei cantanti di quei tempi, quindi da quell’anno nacque il Cantautore. Domenico Modugno non solo vinse, ma stravinse e portò questa canzone nei quattro continenti del mondo vendendo 22 milioni di dischi. Da quel giorno il Festival non sarà più quello di prima. Nel Sanremo del 1961 fu ultimo anno dove gli autori delle canzoni che presentarono il brano e poi la commissione lo affidava al cantante. Accadde quell’anno che un giovanissimo Giulio Rapetti “Mogol” scrisse “Al di là”, quando la canzone venne affidata a Luciano Tajoli, Rapetti non era felicissimo temendo che un cantante della “vecchia generazione” non potesse avere un buon piazzamento. La potenza del testo e della musica e la canzone vinse! Negli anni ‘60 il Festival ha la sua esplosione musicale, anche complice del formato dei dischi 45 giri e si poteva comprare la musica con pochi soldi dei propri beniamini e suonarlo nel mangiadischi, antesignano del IPod, nelle gite e nelle case degli italiani. Nel 1966 è anno della partecipazione della Mantovana Luciana Turina già vincitrice l’anno precedente di Castrocaro, però non andò in finale con la sua “Dipendesse da me” festival amaro. Poi l’anno successivo la disgrazia, si udì un colpo di uno sparo nella notte all’hotel Savoy, Tenco si uccise. Scrisse: “… come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale…” In quella notte drammatica tutti i cantanti volevano sospendere la manifestazione, presentava Mike Bongiorno. Lo spettacolo continuò, la Rai voleva dimenticare, immediatamente, quella pagina nera, tanto che l’anno successivo a presentare arrivò un giovane Pippo Baudo, sull’onda del successo di Settevoci, aveva 32 anni, la Rai, non badò a spese e fece arrivare addirittura il Re del Jazz Louis Amstrong a cantare in gara. A metà degli anni ‘70 iniziano gli anni bui, ci fu anche il trasloco del Festival dal Casinò al Teatro Ariston. Anni dove la manifestazione non venne più trasmessa dalla televisione se non la finale e a volte anche non tutta fino alla fine, erano gli anni di Gilda che vinse con Ragazza del Sud o Mino Vergnaghi con Amare. Spariti dal panorama musicale. Il festival era visto come manifestazione borghese e quindi ci furono i Controfestival di Dario Fo e Franca Rame, con deludenti successi. Nel 1980 Gianni Ravera prese in mano l’organizzazione e osò mettere sul palco a presentare giovanissimo ventisettenne, Claudio Cecchetto con Roberto Benigni e Olimpia Carlisi, fece scalpore il famoso bacio in diretta di Benigni alla Carlisi che durò diversi minuti e della definizione “Woitilaccio” al Papa. Vinse un giovane autore Toto Cutugno. Gli anni ’80 sono gli anni della rinascita con nuovi interpreti musicali, Vasco Rossi, Zucchero Fornaciari, Eros Ramazzotti, i primi due piuttosto bistrattati dalla classifica finale. Sono gli anni dei Festival con la votazione popolare attraverso le schedine del Totip, quello delle serate interminabili presentate da Pippo Baudo che finivano a notte inoltrata e subito dopo c’era Carlo Massarini in collegamento con il PalaRock. Erano gli anni di Al Bano e Romina, dei Ricchi e Poveri, dei tantissimi secondi posti di Toto Cutugno, insomma la discografia andava alla grande. Gli anni degli operai dell’Italsider che picchettavano davanti all’Ariston perché volevano bloccare la manifestazione per protestare sui problemi occupazionali. I Record auditel con 26 milioni di telespettatori. Gli anni ‘90 si aprono con il quarantennale con il ritorno dell’orchestra a cantare dal vivo, anche in questi anni Sanremo continua a sfornare nuove stelle nel firmamento musicale, Laura Pausini, Andrea Bocelli, Giorgia, per citarne alcuni, poi ritorna la difficoltà e nei Festival di Fazio chiamò perfino Gorbaciov a fare il presentatore, si doveva creare un programma televisivo per la debolezza delle canzoni, anni come vincitori come Jalisse, Avion Travel, Annalisa Minetti, spariti dalle scene discografiche. Gli anni dei grandi ospiti, Madonna, Tina Turner, Liza Minnelli, Bruce Springsteen… Negli anni 2000 non va meglio ormai il Festival è un programma televisivo, le case discografiche sempre più a corto di proposte su nuovi giovani, la commissione attinge dai Talent o dagli Amici di Maria (De Filippi n.d.r.) cantanti forti nel televoto. La Rai fa quadrato attorno al Festival, resta il suo spettacolo di punta, ha un costo di oltre 20 milioni di euro e ne incassa circa 30 con la pubblicità e sponsorizzazioni. Resta comunque un punto fermo nella struttura della manifestazione, che per la metà di questi settant’anni e più precisamente dal 1984 in poi l’impostazione della manifestazione è e resta quella di Pippo Baudo. Con la categoria campioni, le nuove proposte, gli ospiti internazionali, le giurie. Pippo resta l’unico che abbia dato una vera impostazione che unisca il valore musicale, la gara, lo spettacolo televisivo, che tutt’ora viene percorso. Quest’anno l’edizione è affidata ad Amadeus che è oggettivamente, sulla carta acerbo di organizzazione di grandi eventi Rai come questo, si scotterà? che succederà? Vedremo domenica prossima a kermesse finita per fare un bilancio, intanto in una dichiarazione delle ultime ore di Massimo Ranieri fa pensare che si stia scaldando a bordo campo per il 2021. In definitiva il Festival si divide in tre tempi, il primo è fatto di polemiche di chi partecipa e di chi viene escluso, il secondo quella della settimana della manifestazione che è fatto di ascolti e polemiche, il terzo l’oblio di 24 canzoni che forse resistono fino a giugno un paio, ricordando che Sanremo non esiste, perché non vi è nessun Santo dal nome Remo perché il patrono di Sanremo è San Romolo.
Paolo Celada

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