Ordina abbigliamento firmato su Facebook, ma gli arriva taroccato. Truffato un 34enne di Roverbella

ROVERBELLA – Ancora una truffa online. Vittima un ragazzo di Roverbella, che sul Facebook aveva visto passare dei capi di abbigliamento firmati a prezzi ribassati fino al 70%. Tutto sembrava legale, oltre che attraente. E così il 34enne ha deciso di lasciarsi tentare, ordinando un cardigan, un maglione e una borsa sportiva, per una spesa di 230 euro. Peccato che quando ha aperto il pacco recapitatogli a casa tutti i capi si sono rivelati molto diversi da quelli che avevano catturato la sua attenzione. In pratica, come si soleva dire negli anni ’80, erano “taroccati”. Alla fine si è scoperto che le immagini che tanto avevano attirato il suo interesse, altro non erano che foto rubate dal web per vendere quegli abiti a prezzi stracciati su Facebook. «Sono stato uno sprovveduto – ammette aprendo le braccia -. Era la prima volta che acquistavo qualcosa via internet e mi sa che sarà anche l’ultima. Oltre a non essere originali, le taglie erano molto più piccole rispetto alle misure che avevo ordinato». Truffe di cui qualche tempo fa si era occupato anche “BuzzFeed News”, che al termine di una lunga indagine aveva mostrato come la maggior parte di questo tipo di truffe siano collegate ad aziende cinesi. E sempre secondo l’indagine è emerso che sarebbero migliaia i ragazzi e le ragazze che ci hanno rimesso parecchi soldi, finiti invece in mano ad aziende cinesi. Aziende che si mascherano dietro marchi fittizi di cui BuzzFedd aveva diffuso i nomi. «Il cardigan, in particolare – rivela il roverbellese – odorava persino di sostanza chimiche». Il dito è nuovamente puntato su Facebook, dove queste aziende continuano imperterrite a postare la loro mercanzia, ben diversa nella realtà rispetto a come viene reclamizzata. Ma com’è possibile che il social di Zuckenberg non si accorga di truffe del genere. Ebbene, BuzzFeed glielo aveva chiesto, ma la risposta – per certi versi disarmante – era stata che le regole sono molto più concentrare a controllare il linguaggio e le immagini degli annunci, aggiungendo, però, che le politiche del social più famoso proibiscono di postare immagini rubate e contenuti ingannevoli, falsi o comunque fuorvianti. Ma questo non ha fermato gli inserzionisti dal rubare foto da tutto il web e di utilizzarle per truffare gli utenti di Facebook e di Instagram.

Matteo Vincenzi

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