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Regione Lombardia presenta i dati e gli investimenti per acqua e ambiente Negli anni 75,8 milioni alle aziende agricole del bacino

 Una fotografia aggiornata dello stato delle acque e dell’impatto dell’agricoltura nel bacino del Mincio è stata presentata ieri nella sede del Parco del Mincio durante l’incontro promosso da Regione Lombardia sull’applicazione della Direttiva Nitrati e sulle misure per contenere l’eutrofizzazione dei corpi idrici. Dopo gli interventi del presidente del Parco Maurizio Pellizzer e dell’assessore regionale Alessandro Beduschi, ad aprire il quadro tecnico, con una fotografia oggettiva, è stato il vice direttore della Direzione Agricoltura Andrea Azzoni. In Lombardia risultano 413 comuni classificati nelle zone vulnerabili, ma «solo 82 superano nei valori medi i limiti previsti dalla direttiva Nitrati». In questi territori è vietato l’uso di fanghi di depurazione. Nel bacino del Mincio i carichi di azoto provenienti dagli effluenti zootecnici si collocano, nei comuni mantovani interessati, nella fascia tra 90 e 170 kg per ettaro, valori ritenuti compatibili con la normativa europea e nazionale (la distribuzione deve avvenire secondo criteri di efficienza agronomica, ndr). Più complesso il tema dell’eutrofizzazione, legato alla presenza di un indice chimico – per il quale il fosforo rappresenta il principale sorvegliato speciale – e di un indice biologico. Non esistono limiti di legge per la concentrazione di fosforo nelle acque, ma il parametro rientra tra i quattro indicatori che concorrono alla valutazione dello stato chimico delle acque superficiali (indice LIMeco), che insieme alla qualità biologica definiscono lo stato trofico dei corsi d’acqua. «Su 159 punti di monitoraggio regionali dei corpi idrici, 103 risultano eutrofici», ha spiegato Azzoni, ricordando che, secondo una prima elaborazione Arpa, il contributo agricolo nei corsi d’acqua classificati eutrofici sarebbe pari al 27% del totale. Sull’eutrofia incidono infatti anche scarichi civili e industriali, dilavamento urbano e stradale, attività minerarie e cave. Il direttore generale Andrea Massari ha quindi illustrato le politiche attivate negli ultimi anni. Tra queste: i finanziamenti per canneti e cariceti, le fasce tampone boscate lungo i fossi, un accordo di valorizzazione dell’agricoltura nelle valli, interventi sulla rete di bonifica e irrigazione e il progetto di ricerca “Video” dedicato alla valorizzazione del digestato. Sul fronte degli investimenti, le misure agroambientali del Programma di sviluppo rurale hanno destinato 81,5 milioni (2015-2019) e 43,6 milioni (2020-2023). Nel bacino del Mincio 188 aziende agricole hanno beneficiato di 75,8 milioni di euro, generando investimenti complessivi per 186 milioni. A questi si aggiungono i contributi regionali al Parco del Mincio, pari a 2,2 milioni (2018-2025), più 100.000 di manutenzione, oltre a 1,5 milioni per la salvaguardia delle zone umide e circa 10 milioni investiti negli ultimi quindici anni in opere di bonifica e irrigazione nel territorio del bacino.