BORGO VIRGILIO – MANTOVA Un mese fa, a distanza di una settimana l’uno dall’altra, erano stati chiamati a riferire, innanzi al gip in audizione protetta, di quei pomeriggi ai giardinetti di Cerese assieme alla mamma e di quel nuovo “gioco” da lei inventato appositamente per loro. Una sorta di ludico intrattenimento per la verità poco incline al divertimento di due bambini, un maschio di 11 e una femmina di 9 anni, e constatosi nell’avvicinarsi a degli sconosciuti, consegnare loro un pacchettino, prendere una busta
e tornare dal genitore in attesa su una panchina. Con loro a volte c’erano pure lo zio con la propria fidanzata. Ora i tre adulti (la mamma e il fratello di questa, albanesi rispettivamente di 30 e 27 anni, nonché la convivente di lui, una 45enne italiana), sono in carcere, dopo essere stati arrestati dai carabinieri lo scorso novembre in quanto accusati a vario titolo di traffico illecito di sostanze stupefacenti, induzione allo spaccio di minore non imputabile, maltrattamenti in famiglia verso minori, nonché di detenzione, porto e ricettazione di arma clandestina. I militari erano arrivati a loro un anno fa dopo la segnalazione di uno strano viavai nell’appartamento di Borgo Virgilio che all’epoca occupavano. Il sospetto di trovare droga non aveva trovato riscontro, ma l’atteggiamento della donna, madre dei due bimbi, li aveva convinti a non mollare la presa: così avevano cominciato a tenerla d’occhio. Finché dopo diversi pedinamenti, gli uomini del nucleo investigativo avevano deciso di agire fermandola. In tasca aveva una pistola con matricola abrasa, 100 grammi di cocaina e 50 grammi di hashish, che i figli avrebbero dovuto vendere. La piccola, più reticente, sarebbe stata convinta a suon di minacce e botte. Nella successiva perquisizione domiciliare, grazie al fiuto di un cane antidroga, era stato trovato anche crack e un bilancino elettronico. Così in cella erano finiti pure il fratello della donna e la convivente mentre bambini invece erano stati affidati al padre, esidente in Veneto. Ieri invece, quale ultimo atto della fase di incidente probatorio – preludio questo all’istanza di conclusione indagini e alla conseguente richiesta di rinvio a giudizio degli indagati da parte del pubblico ministero Gianlorenzo Franceschini – è toccato al consulente tecnico venire escusso in contraddittorio tra le parti. Il perito, incaricato a suo tempo di redigere un dettagliato profilo psicologico dei minori sulla scorta dei colloqui avuti con loro, ha quindi confermato l’attendibilità processuale di entrambi.
































