Promuovere la presenza femminile nelle discipline scientifiche, contrastare stereotipi culturali e valorizzare il talento delle giovani donne: sono questi i temi al centro dell’incontro “Anche io posso! Donne nelle discipline STE(A)M”, organizzato dalla CISL Asse del Po a Mantova a poche settimane dall’otto marzo.
Ad aprire i lavori è stata Patrizia Rancati, segretaria Cisl Asse del Po, seguita da Valentina Cherubini, sindacalista e coordinatrice del coordinamento donne e politiche di genere della Cisl Asse del Po: “Abbiamo scelto di dedicare questo incontro al rapporto tra donne, lavoro e discipline scientifiche perché i numeri mostrano che il divario di genere è ancora forte. Nel nostro territorio le donne rappresentano circa il 60% dei laureati residenti, ma solo il 17-18% sceglie percorsi STEM, contro il 44% degli uomini. Inoltre, le donne che lavorano in ambito scientifico guadagnano mediamente il 20% in meno rispetto ai colleghi maschi. Il nostro obiettivo è abbattere stereotipi e pregiudizi, dimostrando che queste discipline sono accessibili a tutte.”
Durante l’incontro sono state presentate le testimonianze di donne impegnate nelle materie scientifiche: una giovane studentessa universitaria, una ricercatrice e un’imprenditrice.
Linda Burchiellaro, di Porto Mantovano, dottoranda in Computer and Data Science all’Università di Modena e Reggio Emilia, con il sogno dell’insegnamento, ha raccontato la sua esperienza: “Il mio percorso mi ha portata oggi a occuparmi di ricerca su intelligenza artificiale e didattica innovativa. Dopo gli studi all’ITES “Pitentino” e la laurea in Ingegneria Informatica, ho intrapreso un dottorato in “Computer and Data Science”. Nonostante la bassa presenza femminile nei percorsi STEM, queste discipline offrono concrete opportunità di crescita e innovazione. Non ho incontrato particolari difficoltà legate al genere, ma è fondamentale continuare a lavorare per garantire pari opportunità a tutte. Ho
praticato per tanti anni nuoto agonistico, che mi ha permesso di confrontarmi con un ambiente prevalentemente maschile e mi ha sicuramente aiutata nella mia carriera universitaria.”
A offrire una visione più ampia è stata Gianna Martinengo, imprenditrice e fondatrice dell’associazione Women&Tech, da anni impegnata nella promozione delle competenze scientifiche tra donne e giovani: “Stiamo registrando una diminuzione delle ragazze che scelgono informatica, cosa che non accadeva da anni. Serve un orientamento statale legato alle reali esigenze del mondo del lavoro, altrimenti rischiamo di avere aziende che cercano competenze che non si trovano. La ‘A’ nel titolo STE(A)M non indica le arti in senso generico, ma – nella visione anglosassone – Arts and Humanities, cioè le scienze sociali e umane. Accanto a scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, queste discipline sono oggi ancora più importanti con l’arrivo dell’intelligenza artificiale”.
Particolarmente significativa la testimonianza di un’architetta che lavora nel settore metalmeccanico: “La disparità l’ho vissuta fin dall’inizio. Sono stata assunta con un livello contrattuale e uno stipendio più bassi rispetto a un collega uomo entrato pochi mesi dopo di me in azienda con le mie stesse competenze. Spesso il limite è legato alla possibilità di una gravidanza. Questo condizionamento pesa ancora oggi, ma non deve fermarci: abbiamo le stesse capacità e lo stesso merito, e la parità si costruisce anche attraverso la solidarietà”.
Prima dell’intervento conclusivo di Angela Alberti, coordinatrice donne e politiche di genere della CISL Lombardia, l’accorato appello di Valentina Cherubini: “Queste iniziative servono per combattere stereotipi e pregiudizi sul potenziale delle donne nelle materie scientifiche. Noi sindacaliste dobbiamo attivarci per garantire accesso paritario al mondo del lavoro e valorizzare il talento femminile come protagonista nei settori dell’innovazione scientifica e tecnologica.”








































