Il vescovo Busca: l’unione fa la comunità

MANTOVA

SINERGIE Costruire legami per generare futuro

Lettera pastorale alla città e alla diocesi di Mantova

Mons. Marco Busca, Vescovo di Mantova

Crisi di energie e opportunità di sinergie

In questa lettera pastorale ci proponiamo di parlare di energia. Anzi, di energie. Vogliamo riflettere non solo su quelle che illuminano le abitazioni e fanno funzionare le macchine, ma soprattutto su quelle risorse che muovono gli uomini, come singoli e in comunità. Energie umane, sociali, culturali, caritative e spirituali che circolano nelle nostre famiglie e nella nostra città, generando e rigenerando vita nuova. Per questo, a “energie” accostiamo un’altra parola: sinergie. Un termine che lo arricchisce in senso comunitario e partecipativo. “Sin-ergia”, cioè “lavorare con”, “operare insieme”. Un forte richiamo a non perdere di vista quella rete di interconnessioni su cui abbiamo riflettuto lo scorso anno affrontando il tema della sostenibilità integrale.

Alle radici della crisi: la perdita del legame?

Quello che stiamo avvertendo, forse per la prima volta in modo così concreto e materiale, è il riflesso sociale, economico e ambientale di un dinamismo profondo, articolato e globale. È in corso una transizione, a tutti i livelli: ecologico ed economico, digitale e culturale, sociale, ecclesiale e di cittadinanza. Quello che sta avvenendo in ambito energetico non è altro che una delle facce di questo cambiamento che, in una prospettiva molto più ampia, riguarda la vita umana nel suo complesso. Quindi, se accettiamo di approcciarci alla realtà adottando la categoria interpretativa della crisi, non possiamo non renderci conto di come questa non riguardi solo le energie naturali, ma le energie in quanto tali. Tutte le energie appaiono in crisi. Anche quelle sociali ed ecclesiali. Per questo ci chiediamo se in questa crisi globale, di energie e di società, non vi sia anche una crisi di visione, una crisi antropologica, della spiritualità e della speranza circa il destino dell’uomo.

Dalla crisi energetica alla generatività condivisa

La crisi energetica può divenire occasione propizia per l’emersione e la condivisione di energie umane, sociali ed ecclesiali finora latenti. Le difficoltà economiche, industriali, lavorative e di approvvigionamento come opportunità per rimettere al centro un altro tipo di energie, spesso dimenticate nella logica soggettivistica della produttività e dei rendimenti. Nei singoli e, ancora di più, nelle reti sociali ed ecclesiali scorrono, di frequente sottotraccia, flussi sorprendenti di risorse, forze e creatività. Energie culturali, caritative, educative, di sostegno reciproco e promozione umana che attendono solo di emergere ed entrare in circolo per essere accolte e condivise. Si tratta di suscitarle, farle venire alla luce, potenziarle, accompagnarle e metterle a disposizione in un orizzonte che sia il più ampio possibile. Questo è il passaggio fondamentale. Questa è la sfida decisiva: superare la logica della crisi energetica per entrare in quella delle sinergie generative. Generare significa dare vita, non solo in senso strettamente biologico ma, potremmo dire, simbolico, in quanto capace di raccogliere, far interagire e portare a unità gli aspetti fondamentali dell’esistenza umana, personale e comunitaria.

Perdite di energia sociale

La divisione, la frammentazione e l’opposizione possono essere interpretate come fattori di dispersione energetica, come uno spreco di risorse che, se unite e condivise, potrebbero sortire un effetto moltiplicatore. In molti contesti assistiamo a rapporti di indifferenza ed estraneità, quando non di aperto ed esplicito contrasto, tra associazioni, gruppi, enti e organizzazioni. Una mancanza di coordinamento e collaborazione porta alla duplicazione dei servizi e delle iniziative, spesso simili e sovrapponibili tra loro, con un cattivo impiego delle risorse umane, economiche e gestionali, già di per sé piuttosto scarse. Molte delle realtà che rischiano di chiudere i battenti sono chiamate a un ripensamento profondo della propria identità e missione. Sarebbe una grave perdita se la passione, l’impegno, il tempo e le energie profusi da generazioni di volontari venissero meno o, semplicemente, scomparissero. Si tratta di un patrimonio umano che merita di essere rimotivato, valorizzato e reinvestito in una logica di rete, di condivisione con gli altri attori del territorio, senza bandiere ideologiche, ma con l’unico obiettivo del bene della comunità in cui ci si trova inseriti.

La sfida delle comunità cristiane: distribuire per moltiplicare

Anche le nostre parrocchie e movimenti ecclesiali non sono alieni da queste dinamiche dispersive. La frammentazione e la moltiplicazione delle proposte pastorali (e spesso anche delle celebrazioni liturgiche), infatti, conduce ad approdi problematici. Molti dei modelli che stiamo continuando ad adottare erano forse validi per la società integralmente cristiana del passato, ma non sono più rispondenti alle caratteristiche e alle esigenze del contesto attuale. La riduzione del clero, l’assottigliarsi del numero dei fedeli e la rarefazione della vita comunitaria nelle realtà più piccole ci impongono di ripensare le priorità dei nostri assetti istituzionali e della nostra azione pastorale, per evitare che le nostre chiese locali diventino soggetti “energivori”, che assorbono e bruciano risorse. La logica generativa insegna che la via della sostenibilità passa attraverso la condivisione delle responsabilità pastorali.

Le infrastrutture comunitarie come motore generativo

In una società, accanto alle infrastrutture tecnologiche e per i trasporti, esistono delle infrastrutture immateriali costituite da legami, energie, competenze e tradizioni. Il loro motore sono le persone e le organizzazioni. Questa infrastruttura (o rete relazionale) è il patrimonio immateriale più prezioso da custodire e potenziare per la tenuta sociale e lo sviluppo di una nazione. La generatività è reticolare. È un intreccio, una ragnatela di strade e di storie, di cammini e di esistenze, di legami e di possibilità, in cui gli incontri più inattesi aprono prospettive ancora più inaspettate e straordinarie. Elemento fondante e fondamentale è la riscoperta e la messa al centro “del noi” al posto “dell’io”. La risorsa di cui la nostra società ha bisogno è l’energia del noi, quella che proviene dal prevalere del senso della comunità sull’individualismo dei singoli. L’unica che consente di alimentare e rinnovare quei serbatoi di energie che, da sempre, innervano e danno linfa al vivere associato e comune degli uomini e delle donne del nostro mondo.

Energie nuove da inserire

Il fenomeno più preoccupante è senza dubbio quello della denatalità. La sfida demografica è un’emergenza ben più che locale e costituisce il nodo cruciale per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Al problema generalizzato della denatalità, Mantova ne associa un altro. Quello di uno spopolamento che, pur non emergendo dai numeri assoluti, si manifesta nella tipologia della popolazione residente 3 e delle attività economiche ospitate nel contesto urbano. Per questo risulta essenziale promuovere e sostenere le famiglie, quali portatrici di nuove energie da immettere e far circolare nella rete cittadina. Esse, infatti, possono diventare il baricentro di un’alleanza intergenerazionale capace di unire, contaminare e fermentare tutti gli strati della popolazione: diversi per età, provenienza geografica, consistenza economica, ma membra di un unico, ricco e variegato corpo sociale.

“Vecchie energie” da riattivare

La generatività di una comunità locale non dipende solo dall’inserimento di nuove energie provenienti dall’esterno, ma anche dalla riattivazione di quelle risorse che, già presenti in seno ad essa, sono state scartate e messe da parte. Purtroppo, sono sempre di più le persone che sembrano aver “esaurito le energie”, per motivi anagrafici, per il proprio stato psico-fisico, per l’impossibilità di accedere al mondo del lavoro o per una qualche forma di dipendenza. Prendersi cura di loro significa passare dal mero assistenzialismo alla partecipazione reale. La vera promozione della persona umana riconosce che ogni singolo individuo, anche il più debole e il più povero, dispone di energie e risorse da mettere in circolazione, da offrire e donare, di cui gli altri hanno bisogno. Inclusione non è l’azione pietosa del forte che concede un po’ di spazio al debole, ma il riconoscimento che, in una società solidale, non esistono autosufficienze, in quanto tutti necessitano di tutti gli altri. L’obiettivo, allora, è quello di rendere ognuno capace di offrire le proprie risorse personali all’interno del contesto sociale, in una dinamica di condivisione reciproca.

La formazione come rigenerazione

Da entrambe le sfide, quella dell’attrazione di nuove energie e quella della riattivazione delle risorse latenti, emerge la centralità dell’aspetto formativo. La formazione che abbiamo a cuore non è solo di tipo culturale, ma è quella integrale della persona umana. Una formazione integrale che non si esaurisce nel rilascio di titoli scolastici e accademici, ma si prefigge di fornire a ognuno gli strumenti necessari a stare dentro la rete energetica di cui stiamo parlando, rimanendovi soggetto attivo anche di fronte ai grandi mutamenti che ci coinvolgono (pensiamo, ad esempio, alla transizione digitale), rivolgendo una cura particolare a chi che ne è stato escluso, magari perché le sue competenze non sono più quelle cercate e richieste dal mercato, e senza trascurare coloro che desiderano entrarvi o ritornarvi. Si tratta di una sfida formativa complessa, che non può essere delegata unicamente ai soggetti che, per tradizione, vengono associati all’ambito educativo, come scuole, parrocchie e università. Formare e formarsi, infatti, è un compito che coinvolge, ancora una volta in una logica sinergica e interconnessa, tutti gli attori sociali. In una parola, è l’intera comunità che diviene soggetto educante.

L’energia divina nella vita degli uomini

Qui emerge il senso della sinergia dal punto di vista propriamente cristiano: non l’energia congiunta di due forze che si sommano o agiscono “alla pari”, quanto piuttosto il risultato della co-azione dell’energia divina del dono e di quella umana dell’accoglienza. L’apporto dell’uomo non risiede nella capacità di originare e produrre la grazia, ma nella disponibilità a “fare spazio” per un’accoglienza libera dello Spirito, affinché l’energia divina penetri dall’interno la realtà umana e susciti nell’uomo la capacità di volere e operare, comunicandogli il «vigore della sua potenza» (Ef 6,10).