MANTOVA Va di corsa, Riccardo Ronda, promessa mantenuta del pianoforte che, da oggi ancor di più, si fa ambasciatore del camerismo italiano nel mondo. Lo abbiamo intercettato la scorsa domenica mentre, da Firenze, riguadagnava al volo la sua pianura, dove, a Guastalla, lo attendeva in serata il concerto dei suoi allievi. Qualche ora prima, insieme ad Irené Fiorito e a Lorenzo Guida, rispettivamente violino e violoncello del Trio Kobalt che li vede esibirsi con crescente successo nei maggiori teatri europei, aveva ricevuto, al Teatro del Maggio di Firenze, il prestigioso Premio Abbiati da parte dell’Associazione Nazionale Critici Musicali. Una consacrazione decisiva, per la formazione nata nei corridoi del Conservatorio di Lugano e da subito caratterizzata dal singolare convergere di talento, scrupolo, incrollabile fede in un’idea di fare musica fondata sull’arte dell’ascoltarsi, ancor prima che del dire. In questa edizione numero quarantacinque, dedicata alla memoria di un gigante del giornalismo musicale quale Angelo Foletto, prematuramente scomparso lo scorso gennaio, il Kobalt si è infatti aggiudicato la sezione intitolata a Prero Farulli, destinata alle rivelazioni dell’anno. Un’eccellenza costruita con certosina dedizione, prima alla scuola di Pavel Berman e del Trio di Parma ed ora, da oltre un anno, a quella immaginifica del Trio Wanderer, presso l’École Normale di Parigi. E proprio a Parigi, Ronda e sodali si sono esibiti, lo scorso marzo, in un trionfale concerto alla Salle Cortot, seguito qualche giorno dopo da un altro all’Istituto Italiano di Cultura. “Quella è stata l’occasione del nostro debutto con l’op.100 di Schubert, alla presenza dei nostri insegnanti del Wanderer. Un monumento che nelle loro mani diventa un viaggio di impareggiabile profondità e bellezza. Un onore grandissimo”.
Cosa contraddistingue il loro approccio al testo e alla resa esecutiva?
“Potrei dire mille cose. Mi limiterò a citare la visionarietà, la perizia tecnica, la cura del minimo dettaglio fino a renderlo naturalissimo. E la qualità della narrazione, il pudore, la pulizia ideativa, ancor prima che strumentale. Il senso della misura. Mi ha fatto particolarmente piacere che molte di queste caratteristiche siano state sottolineate oggi – il 19 aprile per chi legge – dai Critici che ci hanno assegnato il Premio. Credo sia l’orgoglio più grande per un musicista: quello di finire per assomigliare ai suoi Maestri”.
Freschi di una così importante medaglia sul petto, quali impegni attendono il Kobalt nei prossimi mesi?
“Maggio sarà un mese di riposo dalle scene, anche se in realtà lo utilizzeremo per mettere a punto un nuovo repertorio. Poi, a giugno, ci attende il nostro debutto alla Fenice, con un programma a mio avviso bellissimo in cui il Trio op.49 n°1 di Mendelssohn farà da sipario alla struggente scrittura del Trio op. 107 di Marco Enrico Bossi, un compositore da rivalutare assolutamente, e alla riesumazione di “Arcano”, un brano, ricostruito a partire da una registrazione da me e da Pietro Magnani, di Guido Alberto Fano. Le parti per violino e pianoforte erano andate perse in occasione di un’acqua alta. Oggi tornano alla luce. Ma questo è solo l’inizio”.
Ovvero?
“La sera successiva saremo a Padova, con il medesimo programma. E il 20, partiremo per la nostra prima tournée in Corea del Su. Cinque concerti nelle principali città, dove ad attenderci ci saranno teatri da mille e una notte e un pubblico tra i più attenti e preparati del mondo”.
Il Kobalt spicca definitivamente il volo. Vi ascolteremo sempre meno, quindi, alle nostre latitudini?
“Ma no, assolutamente. Anzi, a luglio saremo ospiti di vari Festival, da Montepulciano a Toano, da Leuca a Celle. E, guardando un po’ più lontano, ci aspetta il Comunale di Ferrara. In tutto questo fermento di opportunità che si stanno aprendo per me e per i miei magnifici compagni di viaggio, ce n’è una a cui tengo particolarmente, per ragioni affettive e non solo musicali. Ma, per annunciarla, devo aspettare qualche settimana. Se, come pare, andrà in porto, sarà qualcosa che mi renderà ulteriormente orgoglioso di vivere nella musica e di poterla condividere con chi la ama”.
Elide bergamaschi




























