L’impronta giovanile di Beethoven risplende con il Nuovo Trio Italiano d’Archi

MANTOVA Madonna della Vittoria gremita, venerdì sera, per l’appuntamento inaugurale della ventiduesima stagione di Società della Musica, con il Nuovo Trio Italiano d’Archi applauditissimo protagonista. Secondo atto del progetto “Ludwig 250”, dopo il concerto inaugurale della rassegna MantovaMusica, la serata è stata dedicata a Ludwig van Beethoven (1770-1827) con un’attenzione specifica a pagine della sua produzione giovanile. Omaggio più che mai opportuno a duecentocinquant’anni dalla sua nascita, il programma del concerto si è aperto con il Trio in mi bem. magg. op. 3, opera di particolare importanza essendo la prima concepita da Beethoven per il trio d’archi. Dinamica e condotta con pregevole competenza tecnica, l’interpretazione del Nuovo Trio Italiano d’Archi ha messo in risalto la briosa suggestione mozartiana e il gusto per il divertimento che animano la scrittura, chiaramente in linea con la tradizione del piacevole intrattenimento settecentesco. Dal quadro generale della composizione emergono, però, anche tratti incisivi della personalità di Beethoven che si manifestano tramite scelte timbriche originali e una progressiva libertà di azione fino a sfociare nel vivace dialogo che chiama in causa ognuno dei tre strumenti. Alessandro Milani (violino), Luca Ranieri (viola) e Pierpaolo Toso (violoncello) hanno rappresentato con accurata definizione e opportuna intensità sonora l’originalità di questo elaborato gioco di contrasti confermandosi pregevoli interpreti grazie alla convincente esecuzione della successiva Serenata n. 2 in re magg. op. 8. Anche in questa pagina il carattere elegante e cantabile ha un grande ruolo, ma l’impronta del giovane Beethoven si fa più marcata con tagli improvvisi, coloriture timbriche e citazioni non convenzionali, come nell’Allegretto alla Polacca, e un crescente impegno virtuosistico richiesto a tutti e tre gli strumenti. Il successo della serata, suggellato dai lunghi applausi del pubblico, premia le qualità tecniche, la coerenza interpretativa e l’amalgama, frutto di una collaborazione che ebbe inizio nel 2004, messi in mostra dal Nuovo Trio Italiano d’Archi, formazione che ha al suo attivo una luminosa carriera concertistica, degna erede della luminosa tradizione legata al nome della storica formazione costituita da Franco Gulli, Bruno Giuranna e Giacinto Caramia. Brillante conclusione, fuori programma, con il Minuetto dal quartetto n. 4 op. 52 di Luigi Boccherini (1743-1805). (gmp)

5 COMMENTI