Calcio – Domani le elezioni Crl. Tavecchio: “La mia esperienza al servizio di una Lombardia protagonista”

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Carlo Tavecchio

Carlo Tavecchio, cosa l’ha spinta a candidarsi alla presidenza del Crl?
«Alla fine dello scorso lockdown mi hanno contattato una parte di Consiglieri, che poi hanno cambiato idea ed oggi sono nell’altra lista, nonché un gruppo di squadre, che mi hanno spiegato la situazione della Lombardia. In modo accorato mi hanno esposto che serviva un piano finanziario in loro aiuto, una governance più forte che battesse i pugni a Roma. Mi hanno prospettato che la più importante Regione stava andando a scontrarsi con un decreto che stava abolendo il vincolo nel totale silenzio delle Istituzioni. Mi hanno chiesto di tornare in campo».

I detrattori Le rimproverano di rappresentare il vecchio del calcio. Cosa risponde?
«Che vecchio in questo caso fa rima con “tanta esperienza necessaria”. Continuo a ripeterlo. Secondo voi, da una crisi così profonda sarà facile uscire? Serve conoscenza dei sistemi. Sono stato a Roma più di 20 anni, so come ci si muove. Bisogna chiedere al Governo una legge quadro nuova. Bisogna dar battaglia alla Lnd per avere i soldi della Lombardia, avere buone relazioni con le istituzioni calcistiche per accelerare i tempi ed aprire contrattazioni. Basti pensare ai proventi che vogliamo aumentare della serie A. Abbiamo due strade: mentre chiediamo al Governo una diversa finalità di distribuzione per un anno e cioè non più a progetti speciali, ma a fondo perduto per tutte le associazioni, dobbiamo aprire una trattativa anche con con la Serie A per convincerli ad aumentare le nostre quote. Io ho portato i dilettanti dai campi in sabbia e fango a quello che vedete oggi. Ma oggi il sistema è stato portato allo stress totale, bisogna fare inversione di marcia e dare respiro alle società».

 Perché una società mantovana dovrebbe preferire Tavecchio a Pasquali?
«Non lo conoscevo. Non è ancora pronto, soprattutto per l’era post Covid, che sarà tragica. Ci vuole maggiore esperienza e visione dei sistemi. E grinta. E’ stato lì ad attendere le decisione del reggente senza mai scrivere legalmente, nemmeno una lettera delle società. Il nulla. Per il diritto al voto e per la Lombardia si lotta! Questo alle società non è piaciuto, come non hanno gradito quel tacito accordo con Roma che uno dei suoi Consiglieri gli ha fatto stringere. Quando l’assemblea è stata indetta a Brescia doveva prendere posizione dicendo “no, non è democratico” perché avrebbe avvantaggiato le sue votanti. Ecco, così facendo ha dimostrato come governerà: privilegiando se stesso e le sue associate. Questo dico alle mantovane: aprite gli occhi. Se l’assemblea fosse stata messa a Ponte Lambro avrei detto fermamente “no”, perché Milano è il capoluogo, vicino a tutti. Rappresenti tutti al CR, non Brescia solamente. Ho letto il suo programma. Primo punto: massimo due mandati delle cariche elettive. Lui ha appena terminato il terzo di nomina e i candidati suoi sono al quarto. Tutta propaganda. Non era così contraddittorio ad inizio campagna».

Tre priorità per il calcio dilettantistico lombardo.
«L’11 gennaio dobbiamo radunare via zoom le società dilettantistiche e spostare provvisoriamente l’inizio dei campionati dal 7 febbraio a molto più avanti, poi dobbiamo contestare subito il pagamento del 10 febbraio e aprire una trattativa anche sui ristorni pregressi. Infine rivedere i protocolli con sport e sanità, affinché non ci siano più metodi di quarantena diversi. Poi la questione economica: dall’opposizione alla riforma Spadafora, alle date per i tornei, che servono alle società per far cassa».

Che calcio sarà tra quattro anni?
«Dalle tragedie si cresce e anche il calcio dilettantistico lo farà se ben guidato e sostenuto. Se non ci fossero interventi, le piccole società di comunità spariranno e rimarranno solo le grandi capitalizzate. Un disastro».

Burocrazia e costi, temi molto sentiti: come interverrebbe?
«A livello locale: rivedere tutti i costi del Comitato e delle delegazioni. Dobbiamo dare la massima efficienza con la minima spesa economica. A livello nazionale: inserirci nel recovery fund affinchè arrivino ristori e, con il vecchio conteggio dare-avere, trovare il modo di abbassare iscrizioni ai campionati e cartellini. Inoltre aumentare i proventi della Serie A a nostro favore e cambiare il modo di distribuzione (non più a progetti speciali ma per un anno o due direttamente a fondo perduto)».

Quali sono i passi necessari per concretizzare il proposito di far contare di più la Lombardia a livello nazionale?
«Riportare l’autonomia economica e gestionale in Regione. Il marketing è accentrato a Roma, la gestione dei dipendenti anche, per non parlare il versamento delle nostre quote che, prima vanno a Roma e poi da Roma ci vengono ristornate. La funzione del Comitato è completamente vessata. Ogni Comitato deve avere autonomia, così da prendersi responsabilità delle singole gestioni. La Lombardia da anni che paga per tutti. Basta! Lo dico fermamente. Questo ha scatenato la guerra che avete visto».
Quali sono le sue sensazioni per la ripresa dell’attività sportiva? Si riuscirà a ripartire nella stagione 2020/21?
«Con grandi difficoltà bisognerà vedere se il gioco vale la candela per tutti. Cosa differente per gli allenamenti dei giovani: devono riaprire in sicurezza».

Che giudizio dà di questa campagna elettorale, aspra come mai prima d’ora?
«Più che aspra è stata a tratti ridicola. Ho fatto quasi 30 campagne elettorali, anche da sindaco, ma non si è mai sceso su temi relativi alla salute. Lettere di candidati consiglieri di nemmeno 40 anni, dei nipoti a me paragonati, mandate a tutte le società che screditano me e il mio operato alludendo a chissà quali porcherie. Ho avuto rispetto dai massimi capi di Stato e di Governo, non solo del calcio, anche quando si dissentiva. Ecco, questo ha fatto diventare tutto ridicolo: ragazzotti che per governare pensano di usare questi modi sentendosi arrivati. Io arrivo dagli insegnamenti della vecchia democrazia. L’umiltà è l’unico mezzo per imparare, il tempo è il veicolo per acquisire esperienza e la palestra migliore è la vita. Lo sarà anche per loro».

Ultimo appello agli elettori…
«La contesa elettorale ha creato interesse nelle associazioni e questo è un bene. Si sono informati e questo è stato ottimo, chi andrà a votare avrà un po’ più di conoscenza. Ho scelto una squadra preparatissima e con grande voglia, con ben cinque figure femminili, fondamentali. Perché le donne ci mettono cuore e anima in quello che fanno. Ho dei giovanissimi che dovranno crescere al nostro fianco per preparare la classe dirigente di domani. Tutta gente perbene che non si è fermata un secondo durante l’ultimo mese, nemmeno per le festività. Hanno idee e grinta. L’altra metà già presente, invece, potrà trasferirci il percorso fin qui svolto anche mettendolo in discussione. Alti profili lavorativi che si mettono al servizio di tutti. Aspetto tutti l’11 gennaio in call, pronti per iniziare questo cambio radicale di rotta perchè con noi si può. E lo abbiamo dimostrato già fino ad ora».  (gluc)