Rivarolo, il Premio Kramer e l’eco di una vita in musica

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Rivarolo È dolceamaro il sapore del Premio Kramer che Rivarolo Mantovano si appresta a vivere sabato 19 luglio, a partire dalle ore 21.15, nella cornice di Piazza Finzi. Il primo senza Soana. Due edizioni fa, con addosso la maglietta che gli era stata simpaticamente regalata per l’occasione dagli amici della Band, Emilio – per tutti, qui, il nome di battesimo bastava ad identificarlo – aveva festeggiato i suoi primi ottant’anni a modo suo: sul palco, immerso nel gorgo della musica, in una lunga serata che il suo guizzo micidiale aveva reso brevissima: un’indimenticabile manciata di istanti perfetti, baciati da una vitalità mai eccentrica, da una poesia restituita con la disarmante naturalezza di chi, attraverso quella tromba, si raccontava a cuore aperto. Sembra ieri. Lo scorso anno – sarebbe stato l’ultimo, ma chi poteva saperlo? – eccolo ancora lì, torrenziale, trascinante, furoreggiare accanto al partner in crime di una vita Gianluigi Trovesi. Oggi, questo Premio per la prima volta orfano del suo padrone di casa e ambasciatore nel mondo è il più difficile ma anche, come ci ha spiegato Stefano Alquati, della Fondazione Sanguanini, da sempre in prima linea per custodire e divulgare la memoria di Gorni Kramer e la ricca identità musicale rivarolese, il più importante. “Nel giorno del saluto ad Emilio”, ci ha detto con voce increspata dall’emozione, “ho concluso il mio intervento con una domanda. Saremo, noi, in grado di raccogliere la sua eredità e portare avanti il Premio nel segno del suo lascito? Di certo, se una risposta chiara non ce l’ho, posso dire che, da quest’anno, il Premio Kramer avrà in sé, fortissimo, il suggello della presenza di Soana, attraverso la realizzazione puntuale di quelle che erano state le sue ultime indicazioni. Per immaginare quest’edizione, siamo infatti partiti dai suoi ultimi progetti, dai contatti che lui, con l’infaticabile energia che lo contraddistingueva, aveva già preso lo scorso inverno, in vista di luglio, con la Monday Orchestra di Luca Missiti”. Un sodalizio, questo, nato sul palco di chissà quante serate, con la stella fissa del Blue Note come palco privilegiato di sfide a colpi di standard. Tra le sue file, un plotone di musicisti di prim’ordine: Daniele Moretto, Alessandro Bottacchiari, Sergio Orlandi, Marco Mariani alle trombe, Carlo Napolitano, Angelo Rolando, Alessio Nava ai tromboni, Giulio Visibelli, Giancarlo Porro ai sax contralti, Claudio Allifranchini, Tullio Ricci, Rudi Manzoli ai sax tenori, Ubaldo Busco al sax baritono, Antonio Vivenzio al pianoforte, Marco Vaggi, contrabbasso, Tony Arco alla batteria. Nel percorso artistico di ognuno di loro, vive un tassello del patrimonio jazzistico dell’ultimo mezzo secolo. Sarà bello, in questa festa della musica, immaginare un dialogo ideale tra l’opulenta personalità delle loro voci e quella, tra le stelle, di Emilio. Li aveva voluti lui, qui, a fare da lussureggiante tappeto sonoro alle prodezze dei solisti. In questa annata spartiacque tra un prima e un dopo, la Fondazione Sanguanini Rivarolo Onlus, in collaborazione con il Circolo del Jazz di Mantova, ha infatti voluto richiamare sul palco la quintessenza della storia del Premio degli ultimi anni, quasi a voler trovare insieme la forza di non limitarsi a celebrare la memoria di Kramer, la sua luminosa lezione, ma di guardare insieme al futuro, disegnando, anche in nome di Emilio, nuove rotte. Non uno ma tre musicisti d’eccezione, tre Premi Kramer: Paolo Tomelleri, clarinetto straripante, insignito nel 2016, Fabrizio Bosso, tromba prodigiosa, premio Kramer nel 2017, e Gianluigi Trovesi, sax contralto immaginifico, premiato lo scorso anno. Amici, complici, fratelli mancati. Così come lo è il premiato di quest’anno: Gianni Coscia. Insieme a Tomelleri e a Trovesi, un principe della musica, ma soprattutto un eterno, spericolato ragazzo, con le sue 94 primavere vissute inseguendo ogni nota accanto ai più grandi del firmamento del jazz. Consegnargli il Premio sarà come mettere acqua fresca ai fiori sempre fragranti, sempre capaci di sorprendere, di un bouquet che sfida il tempo e continua a regalare il suo profumo fatto di classe, sapienza, sconfinata generosità.

Con understatement tipicamente piemontese ama definirsi “trombettista mancato e fisarmonicista per necessità”. Ma mille anime vanno aggiunte a questa definizione non priva di una nota di pungente ironia: compositore, arrangiatore, lucido, instancabile divulgatore, rivisitatore di mondi, transfrontaliero da un angolo all’altro della musica, a volerne assaggiare i più disparati linguaggi e sapori. Di tutta la schiera di primattori che formavano il firmamento musicale degli irripetibili anni Sessanta e Settanta, il più vicino a Kramer, l’erede designato dal Maestro stesso a raccoglierne quell’eredità poetica fatta di semplicità, immaginazione, capacità di distillare, dal frammento, dal dettaglio qualunque, l’arte pura, cristallina della stupefazione. Da quasi un secolo, da quella Alessandria nella quale, coltivando l’amicizia con il conterraneo Umberto Eco, ha mosso i primi passi per poi prendere un volo che dura tuttora, Gianni Coscia continua a trarre dalla musica domande e risposte con cui scattare istantanee di sfolgorante bellezza, chiamando a sé sodali di pari caratura, da Soana a Galliano, da Rava a Fresu. Nella sua infinita costellazione discografica, esplicito è il tributo al suo mentore in numerosi esiti tra cui “A Kramer piaceva così”, “Gianni Coscia, l’altra fisarmonica”, fino al recente “La Violetera”, primo lavoro in solo, in cui è inserito il cammeo krameriano “Dove andranno a finire i palloncini”. Del Maestro, custodisce, in una personalissima declinazione, l’impasto magico di quel colore rétro e intimamente seduttivo, la cura sartoriale per un fraseggio sempre parlante. Sul palco di Rivarolo Mantovano, là dove, nel 2004 aveva ricevuto la cittadinanza onoraria, Coscia ritroverà Gianluigi Trovesi, complice di una vita di scorribande musicali, con cui ha inciso per la prestigiosa etichetta tedesca ECM “Radici”, una pietra miliare della discografia degli ultimi decenni, intenso affresco di un immaginario jazz intinto nelle trame del folk che ha visto ben 10 ristampe. Per tutte queste ragioni che intrecciano corde affettive personali e motivazioni assolute, questo eterno ventenne che ha scelto di suonare la fisarmonica dopo aver sentito, nelle mani di Kramer, di quali meraviglie fosse capace questo strumento, Rivarolo quest’anno vuole incoronare chi, nel presente, perpetua il più glorioso passato e, insieme, consegna nelle mani delle generazioni future un patrimonio che ha bisogno non di monumenti ma di testimoni.