MANTOVA Nella cornice del Bibiena, si è tenuto un incontro di spessore civile e politico. Al centro dell’evento, la presentazione dell’ultimo libro di Carlo Calenda, leader di Azione, “Difendere la libertà. L’ora dell’Europa”. Ad accompagnare l’autore, la deputata Elena Bonetti, che ha introdotto il dibattito sottolineando la capacità di sintesi del testo nel risolvere le storiche contraddizioni tra l’area liberale e del cattolicesimo democratico.
Secondo Bonetti, il libro riesce a ricucire il divario tra l’esasperazione dell’individualismo e la dimensione della solidarietà sociale. La libertà, nel racconto di Calenda, non è solo un diritto individuale ma una sfida generazionale che richiede un “atto di responsabilità” per essere difesa e rilanciata. Bonetti ha descritto il volume come un percorso di discernimento collettivo, articolato in tre fasi: vedere, giudicare e agire.
Calenda ha lanciato un avvertimento accorato sulla percezione distorta della libertà nelle società contemporanee. Il leader di Azione ha osservato come l’opinione pubblica tenda a percepire gli eventi drammatici del nostro tempo come distanti, convinta che la propria quotidianità rimarrà immutata. E ha poi puntato il dito contro lo smantellamento del concetto di libertà comune: «Non è avvenuto per caso. È avvenuto perché nel tempo si è scelto di smantellare la libertà, l’idea di libertà collettiva. Che non è la libertà del singolo di fare quello che vuole, ma la libertà di una comunità attraverso le proprie istituzioni di autodeterminarsi. Tutti questi pezzi di cui ho parlato, comunità, istituzioni, sono quelli che sono caduti, sono caduti su un disegno specifico. A un certo punto il consumismo è diventato iperindividualismo e nichilismo di intrattenimento».
L’incontro di Mantova non è stato solo una presentazione editoriale, ma un momento di riflessione sul ruolo delle istituzioni. Per Calenda, la vera sfida risiede nel ricostruire quei legami sociali e quelle strutture democratiche che il “predatismo” politico e l’iperconsumismo hanno logorato. In un momento storico in cui l’Europa è chiamata a definire il proprio destino, il libro si pone come un «progetto politico incarnato», lontano dai semplici slogan elettorali e vicino alla necessità di una nuova consapevolezza storica.




























