MANTOVA La Lombardia del lavoro corre, ma non alla stessa velocità per tutti. Se la provincia di Pavia si conferma l’isola felice per equilibrio di genere, i grandi poli produttivi come Milano e le aree montane di Sondrio mostrano ancora criticità profonde, sia in termini di carriera che di busta paga, mentre Mantova è tra le province più virtuose. È questo il quadro emerso ieri alla Casa del Mantegna dal convegno Divari di genere e certificazione nelle imprese, promosso dalla Consigliera di Parità della Provincia di Mantova, Beatrice Biancardi. Lo studio, curato dal gruppo di ricerca guidato da Mariasole Bannò dell’Università degli Studi di Brescia, ha analizzato i flussi del biennio 2022-2023 incrociando due indicatori fondamentali: l’Ivc Occupazionale, che misura la presenza femminile nei diversi livelli professionali, e il Gender Pay Gap, che quantifica il divario tra le retribuzioni medie di uomini e donne. Ma anche per Mantova ci sono delle sfasature; infatti, se per Ivc Occupazionale la nostra provincia è fra le prime tre della Lombardia, le cose cambiano andando nel dettaglio. È il caso, ad esempio del gender pay gap relativo al divario retributivo tra operai e operaie, dove Mantova è la provincia con il gap più elevato (42,8%). In questa analisi il dato più sorprendente riguarda il capoluogo regionale; Milano finisce tra le province critiche per quanto riguarda l’Ivc Occupazionale (0,97), l’indice che misura la presenza femminile nei diversi livelli professionali. In questo ambito, le più virtuose risultano Pavia (1,46), Cremona (1,25) e la stessa Mantova (1,18). Le difficoltà di Milano si confermano anche sul fronte retributivo: con un divario salariale del 20,5%, il capoluogo meneghino si posiziona nella parte bassa della classifica, superato in senso negativo solo da Sondrio (22,1%), Lecco (21,9%) e Bergamo (20,8%). Al contrario, Pavia si distingue come il modello da seguire: non solo garantisce una migliore distribuzione delle donne nei ruoli apicali, ma vanta anche il Gender Pay Gap più basso della regione (14,8%). L’indagine non si è limitata a una fotografia statica, ma ha analizzato i trend dal 2010 a oggi, valutando l’impatto della dimensione aziendale e del settore economico. L’obiettivo è fornire strumenti concreti per supportare la Certificazione della Parità di Genere, un asset sempre più centrale per la sostenibilità e la trasparenza delle imprese. “Questi risultati sono uno strumento rilevante per supportare l’elaborazione di politiche pubbliche e strategie aziendali orientate all’equità”, è stato sottolineato durante l’incontro. I dati serviranno a tracciare la rotta per un mercato del lavoro che sia finalmente inclusivo, riducendo i divari strutturali che ancora penalizzano le lavoratrici lombarde.




























