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Duomo, il campanile torna a essere guardia della città

MANTOVA Il campanile della Cattedrale di San Pietro torna a vivere e ad aprirsi alla città. È stato inaugurato ieri, accompagnato dalla benedizione di monsignor Gianluca Pezzoli, il recupero della torre romanica del Duomo, restaurata e resa accessibile al pubblico dopo gli interventi di consolidamento e miglioramento sismico. Un progetto inserito nel percorso Percorsi culturali tra arte, fede e cultura, sostenuto da Fondazione Cariplo e Regione Lombardia attraverso il bando Emblematici Maggiori 2022.
Ad aprire la presentazione è stato don Stefano Savoia, che ha definito il campanile «una voce della città» e «un elemento capace di convocare la comunità». «Il campanile non è semplicemente una bella torre – ha spiegato – ma un segno verticale che invita la città ad alzare lo sguardo».
Omero Araldi, consigliere della Fondazione Comunità Mantovana, ha spiegato il valore identitario dell’intervento: «Questo luogo è carissimo a tutta la cittadinanza e le fondazioni realizzano così il loro scopo di sostegno filantropico verso la comunità». Presente anche il prefetto Roberto Bolognesi, che ha parlato di «un intervento che coinvolge tutta la comunità, anche quella istituzionale».
La prima apertura al pubblico è fissata per il 16 maggio, in occasione della “Notte dei Musei”. Dalle 10 alle 22.30, con pausa tra le 18 e le 19, sarà possibile salire gratuitamente al campanile prenotandosi tramite Kalatà. L’architetto Elena Bortolotti ha ripercorso la storia della torre, «probabilmente nata come torre romana con scopi difensivi», poi trasformata in campanile in epoca matildica.
All’interno sono emersi antichi spazi abitativi con camini, soppalchi e pavimentazioni in cotto, forse utilizzati dal campanaro. Restaurate (e aperte) anche le bifore tamponate e rinnovato l’impianto di illuminazione. L’ingegner Giovanni Gualerzi ha invece illustrato «quello che non si vede», cioè il miglioramento sismico realizzato «consolidando tutti i piani e la copertura nel rispetto dei dettami della Soprintendenza».
A chiudere Nicola Facciotto di Kalatà, che gestirà le visite: «Aprire un luogo significa curarlo e gestirlo. È una scelta concreta di patrimonio condiviso e vivo».