Nel “cuore” di Lunetta resistono solo moschea e macelleria islamica

MANTOVA Fu costruito nei primi anni ’70 con l’intento di allargare i confini del capoluogo in “quartieri satellite”, e tutti lo chiamavano Cocel, dal consorzio che lo aveva costruito. Oggi, a detta di Pier Luigi Baschieri, capogruppo di Forza Italia, è l’emblema di una periferia che segue passo a passo il declino del capoluogo. Dove prima c’erano negozi e servizi, oggi sono rimaste tre locali occupati: una macelleria islamica, una “moschea” e, almeno quella, la farmacia.

«Impossibile non ammetterlo – osserva il forzista –: il quartiere satellite di Lunetta negli ultimi anni ha fatto passi da gigante verso una riqualificazione urbana che anni fa era insperata. Merito dei fondi e di un accordo trilaterale ministero-Regione-Comune, che hanno portato a Lunetta milioni per demolizioni, nuove costruzioni e servizi. Il centrodestra ha avuto il merito di accelerare e concludere il contratto di quartiere abbattendo l’orrenda “piastra” dove si annidava parte della microminalità della zona e diventata un simbolo negativo; si è poi costruito il centro servizi Aaron Schwarz (inaugurato una volta dalla giunta Sodano e due da quella Palazzi) che oggi ospita la sede della Polizia locale, il Centro di aggregazione giovanile, i Servizi sociali e il Consultorio Asl, di concludere il palazzetto sportivo Neolù e mettere le basi per la realizzazione della nuova piazza Europa. Anche Palazzi ci ha messo del suo portando “colore” a edifici cupi grazie alla street art, alla tinteggiatura blu dell’Università e alla realizzazione del nuovo impianto sportivo. Interventi apprezzabili, ma nulla rispetto a quanto messo in piedi dal centrodestra nel mandato 2010-2015».
Ciò che stona nel quartiere, insiste Baschieri, oltre alla difficile sopravvivenza tra 17 etnie differenti, è il famoso “Cocel”. «Ma il problema è il decoro di questo super-condominio, che sino ad anni fa ospitava diverse botteghe di quartiere, mentre da dieci anni a questa parte ha subito la totale desertificazione dei negozi. A resistere oggi sono in pochissimi nonostante i prezzi di vendita di questi spazi commerciali oscillino tra i 5mila e i 7mila euro. Svalutazione totale che non attira nuovi piccoli imprenditori del commericio e nemmeno stranieri in grado di offrire servizi ai connazionali. Si contano sulla mano le attività commerciali superstiti: la farmacia di quartiere, una macelleria maghrebina, un bar, la sede della Uisp, una moschea, la sede dei cristiani evangelici e la storica cooperativa di pulizie Dugoni. Per il resto sono solo vetrine vuote, degrado e scarsa pulizia dei corridoi di passaggio».
Una zona che merita più attenzione da parte di questa amministrazione, insiste il capogruppo azzurro, e che necessita di alcune attenzioni in particolare. Intanto, Baschieri punta a un sistema di videosorveglianza per garantire la massima sicurezza dell’area; in secondo luogo, serve un un progetto per incentivare e installare delle vetrofonie alle vetrine di questi negozi «che dànno un senso di desolazione e incuria generale, che Lunetta non merita»; quindi (ultima, ma non ultima) una maggiore pulizia dell’intera area da parte della Tea Spa. «Altrimenti – conclude – sotto le nuove vernici rimarranno sempre le vecchie crepe».

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