Home Eventi Alessandro Cattelan al Sociale parlando dell’IA: “L’ironia resta profondamente umana”

Alessandro Cattelan al Sociale parlando dell’IA: “L’ironia resta profondamente umana”

MANTOVA L’intelligenza artificiale raccontata attraverso il filtro dell’ironia e l’attenzione all’attualità (ma anche alla quotidianità) di Alessandro Cattelan: “Benvenuto nell’AI!” è lo spettacolo che andrà in scena martedì al Teatro Sociale, nell’ambito della rassegna organizzata da Mister Wolf.
Nel suo spettacolo si tratta anche di come l’intelligenza artificiale abbia cambiato molti aspetti della vita. Quanto influisce ad esempio sulla narrazione teatrale?
“Incide più come tema che come struttura. Il teatro, per sua natura, è un linguaggio che funziona su una relazione diretta tra chi è sul palco e chi è in sala, e questa dinamica cambia poco anche in un contesto tecnologico come quello attuale. L’intelligenza artificiale entra nello spettacolo come elemento narrativo, come interlocutore, ma non modifica il meccanismo di fondo, che resta legato alla presenza, alla reazione immediata del pubblico.
Anzi, in un certo senso evidenzia ancora di più quanto quel tipo di esperienza sia difficilmente sostituibile.”
I suoi programmi raccontano la realtà attraverso personaggi popolari o singolari. La tecnologia ha mutato anche l’approccio a questo tipo di format o quello che resta basilare è il dialogo fra presentatore e ospite?
“Ha cambiato molto il contesto, meno il principio. Oggi abbiamo più strumenti, più accesso alle informazioni, tempi più veloci, ma il funzionamento di base resta quello di un incontro tra due persone che non è completamente prevedibile. È lì che si crea l’interesse, quando succede qualcosa che esce un po’ dal controllo. La tecnologia può supportare, può facilitare, ma non può sostituire quella dimensione. Se quella manca, si percepisce subito.”
Come cambia l’ironia, di cui lei fa uso ampio, in tempi di AI?
Secondo me l’ironia non cambia così tanto, cambia il contesto. E l’intelligenza artificiale, in questo momento, è un terreno perfetto perché è qualcosa di molto presente ma ancora non del tutto comprensibile. L’ironia nasce spesso proprio lì: quando cerchiamo di dare un senso a qualcosa che ci incuriosisce e allo stesso tempo ci sfugge. Scherzarci sopra diventa un modo per ridurre la distanza, per renderla più familiare senza doverla per forza spiegare fino in fondo. È una forma di elaborazione abbastanza naturale. Poi credo anche che l’ironia resti profondamente umana. Difficilmente una macchina potrà arrivare a costruire davvero uno spettacolo teatrale, una stand-up o un racconto ironico con la stessa complessità di un essere umano. Perché non è solo una questione di battute, ma di tempi, di relazione, di intuizioni. Quindi sì, l’AI diventa materiale comico, ma l’ironia, quella vera, per ora resta una cosa nostra.”
I social rendono ancora possibile esprimersi liberamente o limitano quest’ambito?
La permettono, ma all’interno di un sistema che orienta molto i contenuti. Da un lato c’è una grande possibilità di espressione, dall’altro ci sono meccanismi che tendono a privilegiare certe modalità e certi contenuti rispetto ad altri. Per questo credo sia utile non considerare i social come l’unico spazio possibile di espressione.”
In teatro quanto spazio lascia all’interazione con il pubblico e all’improvvisazione?
Ogni pubblico reagisce in modo diverso e questo inevitabilmente modifica il ritmo dello spettacolo, i tempi, a volte anche le direzioni. Non è qualcosa che si può controllare del tutto, ma è proprio questa variabilità che rende il teatro un’esperienza viva. L’improvvisazione, in questo senso, non è un’aggiunta, ma una parte strutturale del linguaggio teatrale.”
Come immagina si sarà sviluppata l’Intelligenza Artificiale nelle nostre vite anche solo tra una decina d’anni?
“È difficile fare previsioni precise perché il ritmo di sviluppo è molto rapido, ma è probabile che diventi sempre più integrata nella quotidianità, fino a essere percepita meno come qualcosa di straordinario. Come è successo con altre tecnologie, il passaggio più significativo sarà quello dalla novità all’abitudine. A quel punto la differenza non sarà tanto nella tecnologia in sé, ma nell’uso che ne faremo, cioè nel tipo di relazione che sceglieremo di costruire con questi strumenti.”
È già stato a Mantova con altri spettacoli, l’ultima volta per “Salutava sempre”.
Com’è tornare qui? Il teatro dà modo di conoscere una città e il suo pubblico?
“Tornare a Mantova è sempre un piacere. Il teatro, più di altri contesti, ti dà un riscontro molto diretto del rapporto con una città: ogni pubblico è diverso e ti restituisce subito un tipo di attenzione, un’energia, che finisce per influenzare anche lo spettacolo. Mantova è una di quelle piazze in cui questa presenza si sente in modo chiaro e caldo, e questo rende tutto più bello e naturale sul palco. Non vedo l’ora di tornare!”.
Biglietti su Ticketone, info su mantovateatro.it.