MANTOVA Destreggiarsi tra le numerose offerte quotidiane di Trame Sonore è come prepararsi alla visita di un museo. Un museo diffuso, in questo caso, tra capolavori musicali e inedite sollecitazioni da cogliere in piena fiducia perché il dato comune ad ogni evento è il costante valore artistico. Certamente si va sul sicuro seguendo il percorso dell’Artist in residence Alexander Lonquich che, lunedì mattina al Teatro Bibiena, ha interpretato assieme a Nicolas Altstaedt la Sonata per violoncello e pianoforte op. 19 di Sergej Rachmaninov (1873-1943). La sinergia tra i due grandi strumentisti è un dato altamente consolidato già nelle precedenti edizioni del festival e anche in questa occasione l’esito della loro collaborazione è stato eccellente. Di quest’opera, in cui Rachmaninov manifesta chiaramente la sua visione post-romantica dell’espressività musicale utilizzando una corposa tavolozza di colori drammatici in contrasto con momenti di ispirato lirismo, Lonquich e Altstaedt hanno dato una lettura spiccatamente aderente agli aspetti emotivi, delimitata nell’intreccio dei ruoli e adeguata al piglio vigoroso degli effetti virtuosistici. L’entusiastica accoglienza del pubblico è il giusto riconoscimento per i due straordinari strumentisti che in ogni occasione rivelano la loro grande dimensione umana oltre che artistica. Da un successo all’altro, altrettanto avvincente è stato l’evento del primo pomeriggio a Palazzo Vescovile nel Salone degli Arazzi dove Marco Rizzi e Andrea Lucchesini hanno eseguito due Sonate per violino e pianoforte di L. van Beethoven (1770-1827). Grande la partecipazione anche a questo appuntamento della trama Naturlaut che nel corso del Festival porta l’attenzione sulla capacità della musica di evocare il legame dell’uomo con il mondo che lo circonda. Natura che si riflette nella vena creativa beethoveniana di cui le due sonate in programma, la n. 4 in la minore op. 23 ed esplicitamente la n. 5 in fa maggiore, op. 24 “La Primavera”, sono un pregevole esempio. La grande varietà di idee e l’originalità della loro presentazione regala dei quadri sonori altamente evocativi, con sprazzi di ispirata felicità e momenti di virtuosismo tecnico per entrambi gli esecutori che Marco Rizzi e Andrea Lucchesini hanno interpretato con assoluta competenza e un raffinato senso dell’architettura musicale. Uno sguardo alla musica francese lo ha indirizzato l’evento del tardo pomeriggio al Bibiena dove per la trama Looking Forward, che ha l’obiettivo di favorire nuove collaborazionicon una prospettiva internazionale, il pianista Luigi Carroccia è stato affiancato da Ruslan Talas, violino, Julian Kainrath, violino, Jaren Ziegler, viola, Mark Prihodko, violoncello, quattro giovanissimi talenti emergenti, nell’esecuzione del Quintetto per pianoforte e archi di César Franck (1822-1890). Con azione determinata e accurata attenzione alla variopinta successione di atmosfere appassionate e originali elaborazioni tematiche, i giovani strumentisti hanno offerto una vibrante interpretazione del brano mettendo in giusto risalto il temperamento e il personale gusto timbrico di Franck. Calorosi, meritati applausi hanno sancito l’esito altamente positivo dell’incontro tra giovani talenti.



























