Home Cronaca Palazzi al posto di Allegretti? Già iniziati i “mal di pancia”

Palazzi al posto di Allegretti? Già iniziati i “mal di pancia”

MANTOVA – Sono solo ipotesi, ma il mondo politico di centrosinistra in città se ne sta occupando con una certa apprensione: il sindaco uscente Mattia Palazzi sembrerebbe proiettato a occupare nel prossimo mandato la carica di presidente del consiglio comunale. E ben si comprende come e perché tale prospettiva possa causare svariati mal di pancia nella sua coalizione.
Tutto muove dall’interrogativo che ricalca quello del laudese Jacopone da Todi all’indirizzo del monaco eremita diventato papa col nome di Celestino V: «Que farai, Pier da Morrone?». Per declinazione, oggi e qui, la domanda è traslitterata: «Che farai, Mattia Palazzi?». La storia duecentesca ci dice che Pietro di Morrone rinunciò al soglio pontificio per ritornarsene a vivere in romitaggio, ma pochi credono che Palazzi lasci facilmente il “palazzo”.
C’è da credergli quando afferma ripetutamente di essere disinteressato a cariche assessorili, in caso di vittoria di Andrea Murari il prossimo 25 maggio. Meno credibile a detta di molti è invece che come il papa rinunciatario anche Palazzi si orienti a replicare «il gran rifiuto», o che si accontenti di entrare in consiglio come capogruppo Pd, e sia pure con un previsto record storico di preferenze.
Dove stanno allora i malcontenti? Presto detto: nel diritto di prelazione allo stesso posto esercitato da Massimo Allegretti in carica come presidente dal 2015. E per la cronaca, si tratta di un posto di riguardo anche sul versante economico, corrisposto da un’indennità di carica equivalente a quella di un assessore – circa il 65% di quanto spetta al sindaco.
Ma non è questo, come più volte riportato dalle cronache, l’unico malessere in seno alla coalizione di centrosinistra. La stessa candidatura di Palazzi in consiglio nelle fila del Pd ha generato previsioni pessimistiche fra coloro che sino a oggi si sono spesi col “brand” di Mattia Palazzi, ossia gli alleati della Lista Gialla, costretta nel caso a mutare nome e logo. Un pienone di preferenze a Palazzi andrà senz’altro a detrimento dei Gialli, che nel 2020 avevano fatto sentire il fiato sul collo ai Dem distanziati di appena un punto col 28%.
I “vasi comunicanti” della alleanza che sostiene Murari non dovrebbero impensierire il nuovo candidato sindaco, almeno sino allo spoglio delle schede. Ma dopo?
È inevitabile che l’attuale maggioranza, sempre in concessione di una conferma del centrosinistra, non potrà essere più la stessa, e così pure l’assetto di giunta. Oggi i Gialli esprimono 4 assessori su 9, a fronte dei 4 + sindaco + presidente del consiglio in capo al Pd, e dell’assessorato “alle varie ed eventuali” riservato ad Avs. Il loro previsto ridimensionamento alle urne, dato dall’altrettanto prevista incetta di voti di Palazzi, avrebbe effetti anche nell’esecutivo. Ma a quel punto si imporrebbe pure un altrettanto severo ripensamento della nomenclatura nelle cariche e nelle partecipate. E anche lì non senza inevitabili mal di pancia.