Home Cronaca Torre della Gabbia: “Il Comune adesso deve presentare i conti”

Torre della Gabbia: “Il Comune adesso deve presentare i conti”

MANTOVA Il suggerimento informale del giudice Elisabetta Pagliarini è di arrivare a un accomodamento economico fra il Comune e i condòmini di palazzo Acerbi Cadenazzi che hanno fatto fronte comune verso l’ente per i lavori “abusivi” ma necessarî per dare accesso alla torre della Gabbia. Ma la domanda che ora si fanno i gruppi di opposizione in via Roma è così riassumibile: può l’ente continuare a spendere soldi pubblici per aprire al pubblico quel belvedere medievale, dopo essere stato avvertito dei rischî cui andava incontro per avere trasgredito a un atto notarile? La questione infatti era vincolante per le parti sin dal 1987, quando il condominio Acerbi-Cadenazzi cedette al Comune la Torre della Gabbia con un vincolo stringente: quello di non potere accedere alla torre se non dalla strada, tramite un negozietto, e senza potere trovarvi accesso dalle altre unità immobiliari del palazzo.
«Ci sono almeno 3 problemi – commenta Pier Luigi Baschieri, capogruppo di Forza Italia –: intanto, questa è una grana per Murari ereditata dal suo predecessore, che dovrà giustificare l’apertura della torre con un ritardo già di 4 anni, nel dubbio che il contenzioso potrebbe durarne anche una decina. Poi c’è il fatto che il Comune potrebbe essere costretto a indennizzare i condòmini per gli abusi commessi. E qui Murari corre su un filo, ben sapendo che si rischia un danno erariale, dato che l’amministrazione nel 2017 decise di derogare alle prescrizioni del rogito del 1987. Infine abbiamo speso già 2,8 milioni per la torre, e il rischio è di vedere lievitare ancóra la spesa pubblica».
«Preannuncio un’interrogazione alla nuova amministrazione – commenta invece il capogruppo leghista Andrea Gorgati – per sapere se queste ipotesi corrispondono al vero e se è possibile iniziare a quantificare quanto costerà ai Mantovani questa nuova operazione, poiché ad oggi sono stati investiti circa 3 milioni per recuperare un belvedere di cui nessuno, dopo anni dalla strombazzata apertura dei lavori, sta ancóra godendo».
Per il candidato sindaco Raffaele Zancuoghi l’operazione «è stata una forzatura del sistema gestita in modo scorretto con ricadute non prevedibili, ma che porteranno a uno sperpero di soldi consistente. È uno degli esempi di mala-gestione del governo locale con effetti negativi che vedremo nei prossimi anni, togliendo liquidità che sarebbero andate meglio ai servizî primarî. Per certo mi unirò nella sottoscrizione delle mozioni di centrodestra».
E per il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia «Gli sviluppi della vicenda confermano la necessità di una valutazione attenta sulle scelte compiute in passato. Gli oneri già sostenuti dal Comune, che superano i tre milioni, rappresentano un dato di assoluto rilievo e impongono la massima responsabilità nella gestione delle ulteriori fasi del procedimento. L’invito del giudice a valutare una soluzione conciliativa apre scenarî che richiedono grande prudenza, sia per il possibile aggravio dei costi a carico della collettività, sia per il rischio di un contenzioso lungo e complesso senza accordo tra le parti. Peraltro, permangono ulteriori profili di natura giuridica oggetto di approfondimento nelle sedi competenti, che contribuiscono a mantenere elevato il livello di attenzione. Un capitolo che continua a sollevare dubbî, e che alimenta il sospetto che, accanto a una certa leggerezza nell’analisi delle conseguenze, possa aver pesato anche la vanitosa convinzione di procedere senza dover fare i conti coi limiti delle norme».