Tavecchio: “Riforma dello sport? Il peggio che potesse capitare. A pagare saranno le famiglie”

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Carlo Tavecchio

MILANO – Pochi giorni dopo l’approvazione della riforma dello sport, che prevede (tra le altre cose) l’abolizione nel corso dei prossimi cinque anni del vincolo sportivo e l’istituzione della figura del “lavoratore sportivo” (con tanto di contributi e oneri aggiuntivi previsti per le società dilettantistiche, per quanto riguarda le cifre oltre i 10mila euro), parla il presidente del Crl  Carlo Tavecchio, che senza mezzi termini boccia i due provvedimenti più controversi della legge Spadafora.
«L’abolizione del vincolo e l’istituzione in questa forma della figura del “lavoratore sportivo”, sono il peggio che potesse capitare allo sport dilettantistico, che è puro volontariato – spiega -. Ora invece le Asd dovranno prendere confidenza con termini come Inps, Inail e Irpef, come se si trattasse di imprese. D’altronde si tratta di norme portate avanti da un ministro che ha dichiarato più volte di non conoscere il mondo dello sport, prima di ricoprire l’incarico governativo. A fare queste scelte è stata dunque una persona che non conosce la materia: lascio a voi le opportune conclusioni».
Quali sono le prossime mosse per evitare il peggio, dunque? Si potrà intervenire per correggere il tiro?
«Certamente, ma bisognerà muoversi subito, coinvolgendo la politica, prima dell’entrata in vigore della legge, prevista per il 2023, e presentare una serie di emendamenti atti a correggere i provvedimenti. Meglio ancora sarebbe intervenire con una nuova legge quadro, che possa abbracciare in modo ampio tutto il mondo dei dilettanti».
A suo avviso la politica sportiva poteva fare qualcosa di più per evitare questo?
«Premetto che la colpa in questo caso è e resta del legislatore, lo sottolineo. Tuttavia, a mio avviso la Lnd avrebbe dovuto muoversi prima per far valere il suo peso e le proprie ragioni».
Si prevede un aggravio degli oneri fino al 40% per le società, se l’impianto della riforma restasse così. Chi pagherà il prezzo più alto di questa situazione?
«Sicuramente le famiglie rischiano di pagare caro questa riforma: inevitabilmente le società, per trovare le risorse per andare avanti, dovranno alzare molto il prezzo delle rette o quote di partecipazione dei ragazzi, dall’attività di base in poi. Provate a pensare: se le società non potranno disporre dei ragazzi che loro stesse hanno addestrato negli anni, o chiuderanno direttamente il settore giovanile, oppure scaricheranno il costo proprio sulle famiglie. E, viste le difficoltà economiche dei prossimi anni, pioverebbe sul bagnato. Uno scenario davvero da scongiurare».
Un altro tema di grande attualità è quello della ripartenza del campionato di Eccellenza: secondo lei rivedremo in campo ad aprile la massima categoria regionale?
«Aspettiamo il consiglio federalle della Figc, che si terrà il prossimo venerdì: noi abbiamo formulato le nostre richieste, che sono note a tutti. Tra queste i contributi per l’acquisto dei tamponi rapidi, per permettere alle società di osservare i nuovi protocolli, e la possibilità di bloccare le retrocessioni. Ma finché non avremo certezze, le società avranno problemi a ripartire. Dipenderà poi, non lo abbiamo mai nascosto, dall’andamento dell’epidemia».