MANTOVA – Sempre più persone oggi portano impianti dentali e, giustamente, si sentono sollevate: si torna a masticare bene, a sorridere con naturalezza e spesso ci si dimentica di averli. Ma proprio questa sensazione di “aver risolto per sempre” può far sottovalutare un aspetto fondamentale: gli impianti, per durare a lungo, devono essere mantenuti con cura. Il successo implantare non si esaurisce con l’intervento chirurgico: il vero lavoro inizia dopo, con la gestione quotidiana a casa e i controlli professionali a intervalli regolari. È qui che si gioca la vera durata dell’impianto.
Ogni quanto fare i controlli? La risposta non è una sola
Molti pazienti credono che, dopo aver messo gli impianti, sia sufficiente andare “dal dentista una volta all’anno” per controllare che sia tutto a posto. Ma la letteratura scientifica più recente ha chiarito che questa indicazione non è valida per tutti. Il Dr. Giorgio Stroppa, parodontologo certificato a livello europeo e docente al Master di Parodontologia e Implantologia presso l’Università Internazionale della Catalogna, chiarisce: “Se un paziente ha fattori di rischio come fumo, diabete, piorrea, oppure un numero elevato di impianti in bocca (più di 3), le visite di mantenimento vanno pianificate ogni 3-4 mesi. Questo perché l’accumulo di placca batterica attorno agli impianti può portare a una complicanza chiamata perimplantite, che è molto più difficile da trattare rispetto alla parodontite sui denti naturali.”
Il ruolo della placca batterica
La placca è composta da batteri che, se non rimossi regolarmente, infiammano le gengive e l’osso attorno all’impianto. Si forma ogni giorno, ed è invisibile a occhio nudo. Anche i pazienti più attenti, spesso, non riescono a pulire tutte le zone critiche senza un supporto professionale. Durante le sedute di mantenimento implantare, il team odontoiatrico non si limita a “dare un’occhiata”: vengono effettuati controlli specifici sugli impianti, rimosso il biofilm batterico e verificato che le protesi siano ancora ben pulibili e stabili nel tempo.
Inoltre, vengono rinfornate al paziente le tecniche corrette per la pulizia quotidiana, con strumenti specifici come scovolini e spazzolini interdentali.
La protesi: un dettaglio che fa la differenza
Anche il tipo di protesi gioca un ruolo importante. Deve essere progettata per essere facili da pulire, e preferibilmente avvitata, non cementata, così da poter essere rimossa e igienizzata in modo più sicuro durante i controlli. Questo aspetto, spesso trascurato, è invece cruciale per la salute a lungo termine degli impianti.
Il commento del dottor Giorgio Stroppa
«Chi ha impianti dentali dovrebbe essere informato fin dall’inizio su come mantenerli nel tempo. La pulizia professionale e i controlli periodici non sono un’aggiunta, ma parte integrante del trattamento. Ogni paziente è diverso, e il piano di mantenimento va adattato al singolo caso, come avviene in tutte le branche della medicina».
In conclusione
Il mantenimento implantare non è un dettaglio trascurabile, ma una parte essenziale del trattamento.
Affidarsi a un piano di controlli regolari e personalizzati è il modo migliore per proteggere nel tempo un investimento importante come quello dell’implantologia. Una semplice visita ogni 12 mesi può non essere sufficiente, soprattutto in presenza di fattori di rischio. Conoscere questo aspetto — e pretenderlo — è un atto di consapevolezza e di prevenzione.
Un impianto ben curato può durare molti anni, ma solo se la salute dei tessuti che lo circondano viene controllata e mantenuta nel tempo, in modo preciso e costante.
Informazione sanitaria ai sensi delle leggi n. 248 (04/08/ 2006) e n. 145 (30/12/2018)/
Direttore Sanitario dott. Giorgio Stroppa/Odontoiatra
Iscrizione albo degli odontoiatri di Mantova n 429







































