Calza, è ancora profondo rosso ”Qui è un bagno di sangue”

ALTO MANTOVANO Una crisi apparentemente senza fine sta attanagliando ormai da tempo il distretto della calza dell’Alto Mantovano. Tanto che qualche operatore del settore, giunti in aprile e in attesa dei dati sull’andamento del settore nel corso del 2018, parla degli ultimi tre mesi dello scorso anno come di un “bagno di sangue”.
Che l’andamento del settore, ormai da alcuni anni, non sia dei migliori, è purtroppo risaputo. Ma l’ultimo trimestre del 2018 pare aver segnato un periodo particolarmente negativo per tutto il comparto. Ad influire in maniera pesante, secondo alcuni, anche le condizioni climatiche: «Un inverno mai iniziato e, per quel poco che si è visto, finito a inizio febbraio: di certo è difficile vendere calze invernali con un clima di questo tipo. I prodotti che erano stati destinati ai negozi per l’inverno sono rimasti lì in attesa di essere venduti e ora aspettiamo che arrivino nuovi ordini».
Nel frattempo dal distretto emerge anche come vi siano alcune aziende artigiane, che contano pochi dipendenti, che ormai viaggiano a regime “monodipendente”: ovvero, lasciati a casa i propri, pochi dipendenti, a far funzionare i macchinari e l’azienda stessa provvede il titolare. «La maggior parte dei macchinari della mia piccola azienda – racconta proprio uno di tali imprenditori – sono spenti ormai da qualche tempo. Purtroppo non è sostenibile una situazione nella quale gli impianti sono sostanzialmente spenti e ci sono dipendenti da pagare. Ci stiamo arrangiando come possiamo: le poche macchine funzionanti le faccio funzionare io lavorando tutto il giorno. E chi lavorava qui, purtroppo, è dovuto rimanere a casa. Aspettiamo davvero – conclude l’imprenditore – che arrivino nuovi ordini per i prossimi mesi. Perché qui la situazione si sta facendo insostenibile e così di certo non risuciremo ad andare avanti ancora per molto».

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