OSTIGLIA È finito con l’assoluzione con formula piena di tutti e tre gli imputati perché il fatto non sussiste, il processo a tre giovani pakistani accusati di caporalato. I tre, residenti a Poggio Renatico, provincia di Ferrara, erano stati arrestati a Ostiglia nella primavera del 2019 dai carabinieri, nell’ambito di un blitz a contrasto del lavoro nero e del caporalato in un’azienda agricola dedita alla coltura di radicchi. I militari avevano identificato 53 braccianti: 25 di loro sono stati sentiti durante il dibattimento, mentre degli altri si sono perse le tracce. Proprio durante il dibattimento sono emerse delle situazioni diverse da quelle prospettate inizialmente, al punto che la stessa procura ha infine chiesto l’assoluzione per i tre imputati. Richiesta che è stata accolta dal giudice Gilberto Casari. «L’istruttoria dibattimentale ha rivelato un quadro probatorio diverso da quello inizialmente prospettato dalla procura – ha commentato l’avvocato Salvatore Interlici, difensore dei tre pakistani -. Questa sentenza restituisce dignità ai miei assistiti». I carabinieri, intervenuti con gli specialisti del nucleo ispettorato del lavoro, e gli ispettori dell’Inps e dell’Inail, avevano eseguito il controllo nei campi al confine con il Veneto. L’azienda agricola, con sede legale a Legnago, si avvaleva di una cooperativa di Savignano sul Panaro che gestiva i braccianti, tutti stranieri. Erano 53 gli operai agricoli trovati al lavoro dai militari che avevano controllato la loro posizione retributiva e assicurativa. Tutti i lavoratori erano risultati in regola con il permesso di soggiorno. Ma i problemi c’erano comunque: gli operai avevano infatti ammesso, di aver percepire una paga di appena cinque euro all’ora. Nel corso della stessa attività di controllo, che aveva determinato la sospensione dell’attività dell’azienda agricola, erano stati anche sottoposti a sequestro i tre furgoni che venivano utilizzati per il trasporto dei braccianti. Nel corso del dibattimento però, quanto dichiarato dai braccianti in aula ha portato la stessa procura a chiedere l’assoluzione per gli imputati.






































