Il femminsimo e la storia raccontati dalla penna di Margaret Atwood

MANTOVA Un’affollata piazza Castello accoglie la scrittrice canadese  Margaret Atwood , accompagnata dallo scrittore-critico-lettore e amico  Alberto Manguel. I posti a sedere sono esauriti e tanti spettatori indossano il “cappello dell’ancella” in onore del bestseller “Il racconto dell’ancella”. Romanzo ambientato in un futuro dove le donne sono sottomesse e il mondo è governato da una teocrazia totalitaria. Un libro che alla sua uscita, circa 30 anni fa, sembrava essere basato su qualcosa da cui ci si stava allontanando, mentre ora sembra essere una realtà più vicina del previsto. Il femminismo ha vissuto due momenti importanti negli anni ‘70 per poi arrestarsi negli anni ‘80 con l’avvento di Reagan. La caduta del muro di Berlino ha reso inutile la facciata di tolleranza e libertà che in quegli anni era stata necessaria agli Stati Uniti per contrapporsi al nemico: ora potevano riemergere tutte quelle tendenze latenti, di un paese nato come puritano e non tollerante. Il romanzo è specchio di tutto questo ed è tratto da tante storie vere. Non è fantasia ma è una spaventosa realtà che ha attraversato tutta la nostra storia. La fortunata serie tratta dal romanzo ha fatto in modo di raggiungere un pubblico molto ampio ed eterogeneo. Margaret Atwood non è solo femminismo ma anche impegno per il nostro pianeta. La scrittrice sente molto vicino il problema della crisi climatica che il mondo sta attraversando. Porta esempi concreti di come alcune realtà, come l’Etiopia, si stiano muovendo per migliorare le cose. Purtroppo, mentre le piccole realtà sembrano essere molto sensibili a riguardo, lo stesso non lo sono i grandi leader mondiali. Ma la speranza non manca, soprattutto per chi fa di questo sentimento un lavoro vero e proprio, lo scrittore. Si fanno pochi accenni al nuovo romanzo, il sequel de “Il racconto dell’ancella”, volutamente o no, lasciando gli spettatori con la sola certezza che sarà all’altezza del precedente. L’incontro si conclude con tanti applausi e alcuni striscioni che ci ricordano di quanta strada c’è ancora da percorrere per allontanarsi il più possibile dal terribile mondo dell’ancella.
Chiara Taffurelli