Centro mammografico del Poma, attività in crescita: nei primi nove mesi del 2022 più 12%

MANTOVA  – Cresce l’attività del Centro mammografico dell’ospedale Carlo Poma. Nei primi nove mesi del 2022 sono state erogate11.928 mammografie, contro le 10.640 dell’analogo periodo del 2019 (oltre il 12 per cento in più), precedente al biennio che ha visto il dilagare della pandemia, con una conseguente riduzione delle attività non Covid.

L’incremento delle prestazioni va di pari passo con quello delle diagnosi di tumore mammario. Prevale nettamente il riscontro di lesioni di dimensioni contenute, quindi con prognosi assolutamente buona. Il Centro mammografico, attivo nell’ambito della Breast Unit, è punto di riferimento della provincia di Mantova per gli approfondimenti diagnostici delle pazienti aderenti allo screening.


Dal primo febbraio la nuova responsabile è
Emanuela Grassi, che opera come medico del servizio dal 2006 e subentrata a Susanna Carra, in pensione dopo una lunga carriera maturata in azienda. La missione del centro è la prevenzione del tumore della mammella, la forma di tumore più frequente nella popolazione femminile.

La prevenzione si attua in primis con un salubre stile di vita – ricorda Emanuela Grassi – evitando tabagismo, eccesso di alcol e altre sostanze tossiche. Rimarco l’importanza di una sana alimentazione ed esorto a praticare attività fisica almeno a giorni alterni. Basta una passeggiata. Raccomando inoltre una periodica autopalpazione e ispezione, quest’ultima meglio se davanti allo specchio”.

Lo strumento per identificare il tumore al seno in fase precoce è la mammografia. Il centro mammografico – che dispone di un team tecnico e medico dedicato, oltre che di apparecchiature all’avanguardia – eroga prestazioni di mammografia di screening, di clinica, di follow-up per donne operate e di monitoraggio delle pazienti che rientrano nella sorveglianza genetica.

A un sospetto diagnostico fa seguito una conferma con esami talvolta invasivi. Il percorso diagnostico è reso snello ed efficace grazie al valido e tempestivo riscontro dell’Anatomia patologica che, in linea di massima, fornisce la diagnosi dopo solo una settimana dalla procedura di tipizzazione. La diagnosi è accompagnata, in caso di neoplasia, dai fattori predittivi, importanti per la scelta della terapia.

Per l’identificazione preoperatoria della lesione e del linfonodo sentinella – il linfonodo drenante la linfa che proviene dal settore mammario dove si trova il tumore e che ha maggiori probabilità di essere metastatico – i professionisti si avvalgono di tecniche radiologiche (MX e tomosintesi) o ecografia.

L’iniezione del radiocomposto da parte del medico nucleare, contestualmente all’identificazione della lesione, è un importante valore aggiunto. Questa metodica è risultata decisamente più precisa e meglio tollerata rispetto a precedenti procedure, quali fili metallici o iniezioni di soluzioni a base di carbone,

Al mio fianco – aggiunge la Grassi – ci sono le colleghe Francesca Brugnettini e Sara Visentini, che vantano una pluriennale esperienza in questo campo. Il dialogo costante con i nostri chirurghi senologi, con le colleghe oncologhe e con i radioterapisti ci consente di identificare un iter diagnostico personalizzato, pertanto più performante. Il lavoro dell’équipe multiprofessionale d’eccellenza è una vera garanzia per le nostre pazienti”.