Grande festa per gli 80 anni di Emilio Soana

RIVAROLO Sulla carta, si annuncia come una di quelle sere magiche, toccate dalla fatata mano delle più felici coincidenze, in cui tutto può succedere. Anche di fermare il tempo. Il prossimo 21 luglio, alle 21,15, la cornice di Piazza Finzi a Rivarolo Mantovano sarà lo scrigno a cielo aperto di un evento per molti aspetti storico. Di fronte al pubblico di casa, idealmente quello che, quasi 70 anni fa, lo aveva visto muovere i primi passi prima di prendere il volo verso l’Olimpo del jazz internazionale, accompagnato dalla sua tromba fatata, Emilio Soana salirà sul palco e festeggerà a modo suo le sue 80 primavere, scoccate il 16 luglio. Un riconoscimento ad una carriera che, a dispetto dell’anagrafe, sembra accelerare il passo anziché rallentarlo, con un’agenda stipata di serate nei massimi templi del jazz. Per questo eterno ragazzo, schivo nella vita quanto torrenziale con lo strumento in mano, suonare è evidentemente un modo per sospendere i giorni in un eterno presente scandito dal pulsare interiore di ritmi che, come un richiamo irresistibile, invitano a cedere alle loro sirene e a buttarsi nella mischia. La Fondazione Sanguanini Rivarolo ONLUS, in collaborazione con il Circolo del Jazz di Mantova, in occasione del Premio Kramer che ogni anno viene assegnato a personalità di spicco del panorama nazionale, ha affidato, per questa edizione speciale 2023, le chiavi di casa alla prestigiosa Orchestra Nick the Nightfly, capitanata dal suo vulcanico leader, al secolo Malcolm MacDonald Charlton, e diretta dall’altrettanto istrionico Gabriele Comeglio. Un’orchestra di solisti, tra cui lo stesso Soana, dai primi anni 2000 di stanza all’esclusivo Blue Note di Milano, densa di personalità diversissime eppure capaci di fondersi in un amalgama che non manca mai, ascolto dopo ascolto, di sorprendere per audacia, originalità, singolare prospettiva: complici perfetti, dunque, per fare da tappeto sonoro ma anche immaginifico alle avvincenti scorribande della tromba del Maestro. Angelo Strina, Presidente della Fondazione e principale promotore, insieme a Stefano Alquati, di questa serata, confessa di attendere il concerto con l’entusiasmo di un bambino. “Nelle prime edizioni del Premio Kramer, quando il luogo della premiazione era ancora Mantova, Soana era già stato insignito di questa onorificenza che, nel tempo, è stata assegnata anche ad altri straordinari interpreti della scena jazz, da sommi patriarchi come Enrico Intra, Renato Sellani e Franco Cerri fino a Mauro Negri, Fausto Beccalossi e ad una nutrita rosa di altri straordinari nomi emergenti. Ma come si fa a lasciarsi sfuggire l’occasione di celebrare insieme un traguardo così simbolicamente cruciale? L’Italia se lo sta contendendo in serate nei massimi Festival della penisola. Ma qui c’è la sua gente, ci sono le radici a cui lui è rimasto profondamente legato”. A Rivarolo, infatti, Emilio Soana è la leggenda della porta accanto. Smessi i panni del grande interprete, in paese veste quelli del vicino di casa ideale. Garbato, amichevole, sempre sorridente quando lo si incontra per strada, o al bar dopopranzo, per il rito del caffè. Accade soprattutto d’estate, quando l’implacabile morsa degli impegni didattici e concertistici concede qualche pur breve refolo. È allora che Emilio arriva. Come sempre, accompagnato dalla signora Silvana, una vita al suo fianco. Anche lei presenza discreta, impercettibile quanto preziosa; una roccia delicata e incrollabile senza la quale il Maestro ama ripetere che nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. “Il mio lavoro estivo”, ci aveva confidato in una gustosissima intervista di qualche tempo fa “è fare il giardiniere per mia moglie, qui nella nostra casa di campagna”. In realtà, il lussureggiante giardino di Soana continua ad essere il palco, dove non c’è serata uguale ad un’altra. Stefano Alquati, irriducibile ammiratore prima ancora che comprimario nell’organizzazione della serata, aggiunge un aneddoto. “L’altra sera ero a Vigevano, dove il Maestro si è esibito, a fianco di Claudio Angeleri ed altri immensi musicisti, in un concerto snodato sul tema delle calviniane Città Invisibili. E come sempre mi sono commosso. A lasciarti ogni volta senza parole non è solo lo smalto strumentale, il virtuosismo di precisione, mai esibito, ma è soprattutto la generosità. Il suo darsi senza riserve, quasi annientandosi nella musica, nell’emozione di quel racconto. Questi sono i grandi. Forse, questo è anche il segno di una generazione di Maestri che sta scomparendo. E la vitalità di Emilio è un bene prezioso, inestimabile. In questi giorni, mentre noi parliamo, lui ha sbancato anche a Perugia, sul palco dell’Umbria Jazz. E continua così, senza tregua”. Una vita spesa per la musica. La tromba utilizzata come una sonda capace di portare a galla un’interiorità dissimulata quanto traboccante. Ottant’anni di note, all’insegna di un motto: il miglior concerto è sempre quello ancora da suonare. Come in una fiaba, tutto aveva avuto inizio tra casa e bottega, seguendo il padre barbiere. La folgorazione della musica jazz arrivata una domenica pomeriggio, di fronte alla potenza di una Big band americana. Per Soana è come il colpo di pistola ad una gara di velocità. Kramer, uno dei clienti del padre, dopo averlo ascoltato, non ha dubbi. “Fatelo studiare!”. Sono anni difficili. Per Emilio, sveglia all’alba e levatacce per raggiungere in treno Parma, dove entra in Conservatorio; per i genitori, scommettere sul talento del figlio significa tirare la cinghia, e sperare nella fortuna. Ma l’occhio di Kramer non sbaglia mai mira. Appena diplomato, Emilio viene quasi rapito da importanti orchestre che se lo contendono, fino ad approdare alla sezione jazz dell’orchestra Rai di Milano. Un sogno. Ritmi di lavoro forsennati, con la consapevolezza che tra quelle fila si sta scrivendo un capitolo miliare della vita artistica e musicale del XX secolo italiano. Intanto, fioriscono le collaborazioni internazionali, i viaggi, le tournées. Anni che volano. E la tromba di Emilio che continua a disegnare arabeschi nell’aria, con la morbidezza affabile e avvolgente della sua poesia. In piazza, a Rivarolo, a scorrere in retrospettiva sarà il nastro di un’intera vita.
Elide Bergamaschi