Chef Rubio arriva al MantovaFilmFest: “La cucina è solo un tramite, il punto di partenza e di arrivo sono le persone”

MANTOVA Nonostante il mondo della cucina sia popolato di artisti dei fornelli e di figure ben poco convenzionali, lui riesce comunque a distinguersi e a spiccare, come una vera e propria rockstar. È nato a Frascati nel 1983 e ha un passato da rugbista, ma i più lo conoscono come Chef Rubio.

Rude e tatuato, anticonformista al punto di aver scelto di non aprire un ristorante suo, ma sempre pronto a viaggiare per scoprire sapori, luoghi e persone, è apparso per la prima volta in Tv nel 2013, all’interno del programma Unti e Bisunti su DMAX. E da allora ha saputo conquistare tutti con due caratteristiche peculiari: spirito d’avventura e grande competenza.

Nel 2010 si è diplomato come Chef all’ALMA, scuola internazionale di alta cucina italiana, e da allora si è sempre impegnato su moltissimi fronti per promuovere il cibo e la sua preparazione come simboli di condivisione, benessere, ma anche nutrimento culturale, integrazione e superamento di barriere.

Da quell’Unti e bisunti del 2013 i successi in televisione non sono mancati: nel 2016 è stato protagonista insieme a Costantino Della Gherardesca del programma Il ricco e il povero, l’anno successivo ha condotto È uno sporco lavoro, e nel 2018 è tornato con un nuovo format incentrato sulla cucina “on the road”, ovvero Camionisti in Trattoria, tuttora in onda.

In questi anni non sono mancati i libri, come La nuova dieta mediterranea (2014), Chef Rubio – Le ricette di Unti e bisunti (2016) e Mi sono mangiato il mondo (2018). E pure in altri settori Chef Rubio non se la cava affatto male: è infatti pure fotografo, regista e sceneggiatore, e nel 2016 ha fondato la casa di produzione indipendente TUMAGA, orientata alla sperimentazione creativa, alla promozione di nuove idee e talenti, e anche all’impegno sociale.

E proprio l’ultima realizzazione di TUMAGA sarà protagonista insieme a Chef Rubio della masterclass di mercoledì 21 agosto al Mantova Film Fest 2019. Si tratta del cortometraggio Elias di Brando Bartoleschi, che nell’occasione sarà proiettato, ma non prima di un avvincente dibattito tra Chef Rubio in persona e il direttore artistico del festival Mimmo Calopresti. L’inizio dell’evento è fissato per le ore 18, nell’auditorium del Conservatorio Campiani.

Il corto in questione è stato girato con attori non professionisti all’interno di una comunità Rom a Roma, e ben si inserisce nello spirito di TUMAGA, che nel 2018 ha prodotto anche il video della campagna del WWF #SaveGorillas, premiato lo scorso giugno con una menzione speciale al CinemAmbiente di Torino. Ma è proprio lo spirito di Chef Rubio ad alimentare il tutto: per lui, infatti, la cucina stessa può essere una cosa bella e seria allo stesso tempo, in grado di creare inclusioni, confronti tra mondi diversi e nuovi legami, soprattutto con chi è in difficoltà, come carcerati, disabili e migranti. Tante sono le iniziative benefiche e solidali che il noto chef ha messo in atto, come il “Pasto Sospeso” del 2017, ovvero un pranzo speciale nel cuore della Garbatella, a Roma, riservato alle persone più bisognose del quartiere. O come #Fuoriclasse, la maratona di ActionAid Italia in diretta web dallo Zimbabwe e dalla Cambogia, per raccontare il tema del diritto all’istruzione nell’infanzia.

Dall’ 1 al 13 agosto è stato volontario della nave spagnola OpenArms a Lampedusa, impegnata nel soccorso ai migranti nel Mediterraneo e bloccata per giorni senza un porto dove sbarcare. É in produzione il reportage Migrazioni Frontiera /Isola Lampedusa.

Del resto è stato proprio lui, forte del suo approccio unico, eclettico e versatile, a sottolineare come l’arte culinaria stessa sia solo un tramite: “Il punto di partenza e quello di arrivo – spiega –  sono sempre le persone, il loro vissuto, la loro storia, il territorio”.

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